Un piano per la pacificazione
Efficienza amministrativa per “attrarre” alla pace. La soluzione di Mario Raffaelli, ex inviato speciale dell’Italia per la Somalia: un esecutivo composto da esperti somali e comitati tecnici al posto dei ministeri. Spunta intanto il Joint Financial Management Board per gestire i fondi dei donatori: una proposta contenuta nel “non paper” italiano.

Un “lifting” sostanziale alle istituzioni federali somale (Ifs): questa è l’unica traccia emersa sul futuro prossimo del sistema di governo della Somalia, dopo gli intensi colloqui che hanno preceduto la Conferenza di Londra del 23 febbraio. Un parlamento di 225 seggi e un senato degli “anziani” di 54 membri, tutti nominati nel rispetto di una quota ‘”rosa” del 30% all’interno di un assetto federale dello stato.

L’accordo siglato nella regione semi-autonoma del Puntland, lo scorso 19 febbraio, alla presenza dell’ambasciatore britannico Matt Baugh e Augistine Mahiga, rappresentante speciale dell’Onu e dell’Unione Africana per la Somalia, non ha introdotto novità rilevanti sul futuro delle istituzioni di Mogadiscio, contrariamente a quanto emerso dalle discussioni interne alle sedi diplomatiche, tese a individuare una nuova strategia per il paese, in vista della scadenza delle Ifs, fissata il prossimo 20 agosto.

Tra le proposte emerse, sul piano informale, figura quella italiana, per la costituzione di un’autorità fortemente incentrata sul controllo internazionale del governo della Somalia.
Il documento, pubblicato da Nigrizia il 17 febbraio, denominato “Italian non paper to end the Somali transition”, è stato fortemente criticato da parte della comunità somala in patria e all’estero, sollevando discussioni anche in Italia.

Di diverso pensiero anche Mario Raffaelli, ex inviato speciale dell’Italia per la Somalia, oggi presidente di Amref , che ritiene centrale, invece, il coinvolgimento della popolazione somala nel processo di pacificazione. «Si potrebbero costituire un numero ristretto di comitati tecnici, con competenze specifiche in materia di sicurezza, gestione economica, relazioni internazionali – spiega Raffaelli – I rappresentanti di questi comitati, composti da esperti somali, potrebbero poi andare a formare una sorta di esecutivo».

Ma sarebbe la creazione di una “Camera delle Regioni” a dare il necessario impulso costituente al paese: «L’elezione dei rappresentanti delle regioni potrebbe avvenire in modo graduale – continua l’esperto – partendo dai territori che attualmente aderiscono al processo di pace, ma lasciando vacanti i seggi che spetterebbero anche alle regioni sotto il controllo delle milizie islamiste di Al Shabaab». Un’architettura, questa, che dovrebbe permettere, secondo Raffaelli, di creare le condizioni per una graduale adesione dei soggetti esclusi, grazie ad una “convenienza alla pace”, raggiunta tramite un’auspicata efficienza amministrativa dei rappresentanti regionali e nazionali.

Le iscrizioni nelle liste internazionali dei terroristi sembrano essere, tuttavia, l’ostacolo principale per una convergenza di parte dei gruppi islamisti che compongono il movimento di Al Shabaab. «Se è vero che esistono dei criteri astratti per cui ci si trova ad essere iscritti in queste liste – dice Raffaelli – è anche vero che non esistono condizioni oggettive per cui alcuni soggetti possano uscire dalle stesse». Un punto, questo, su cui ha insistito lo stesso documento informale dell’Italia, incontrando le convergenze, tra gli altri, dei paesi arabi e la forte opposizione degli Stati Uniti. Posizione ribadita, peraltro, ieri a Londra, da Hilary Clinton, segretario di stato americano: «Incoraggeremo la comunità internazionale a imporre sanzioni nei confronti di chiunque interno o esterno al Governo di transizione (Tfg), intenda minare la pace e la sicurezza in Somalia».

Intanto, il Joint Financial Management Board (Jfmb), già proposto dal “non paper” italiano diventa realtà con la conferenza di Londra. Si tratta di un organismo di controllo della gestione dei fondi internazionali, gestito con la partecipazione dei donatori. A farne parte, per il momento, saranno i rappresentanti di Tfg, Regno Unito, Francia, Unione Europea e Banca Mondiale.