L’instabilità e le forti tensioni che attraversano oggi la Repubblica democratica del Congo, paese chiave per gli equilibri dell’Africa centrale e dei Grandi Laghi, hanno cause ben precise che si possono così sintetizzare: istituzioni democratiche fragili e mal gestite anche dopo la trentennale dittatura di Mobutu (1965-1997); l’interferenza di Rwanda e Uganda, per ragioni economiche (razzie di minerali strategici, legname …) e politiche (controllo del territorio), in vaste aree del nordest del paese; presidenti inconsistenti, frutto di tornate elettorali truccate, aggrappati all’esercito, incapaci di esprimere politiche degne di questo nome e inerti (se non complici) di fronte alla perdita di sovranità di intere regioni, come il Nord e Sud Kivu e l’Ituri.

Per orientare l’opinione pubblica internazionale e per indicare vie d’uscita da questa situazione, la comunità congolese in Italia, la piattaforma Rete pace per il Congo, il Coordinamento delle associazioni della Vallagarina per l’Africa (Cava) e Nigrizia hanno indetto una giornata di riflessione il 29 settembre a Roma, ospiti dell’agenzia Dire.

L’incontro – Rd Congo, crimini di guerra e impunità. A dieci anni dal Rapport Mapping: quale via per la pace? – vuole soffermarsi sul rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato il 1° ottobre 2010, che documenta 617 casi di gravi violazioni dei diritti umani avvenuti nella Repubblica democratica del Congo tra il marzo 1993 e il giugno 2003. Si torna su quel rapporto perché quel genere di violazioni, mai punite, continuano anche oggi.

All’incontro sarà presente il direttore di Nigrizia padre Filippo Ivardi Ganapini, John Mpaliza, attivista per i diritti umani e la pace e interverranno Lia Quartapelle, deputata membro della Commissione esteri della camera, Michela Montevecchi, senatrice commissione diritti umani, padre Giulio Albanese, editorialista dell’Osservatore Romano, e Brigitte Kabu, attivista per i diritti umani. Introduce Nico Perrone, direttore dell’agenzia Dire, e modera il giornalista Vincenzo Giardina.