Madagascar
Non è stato accolto bene dal governo di Antananarivo il rientro in patria dell'ex presidente malgascio dopo sei anni di esilio in Sudafrica. Anche la comunità internazionale si è subito mostrata critica. Il rischio è che si destabilizzi di nuovo il paese. Ora è agli arresti domiciliari.

Il “ritorno dall’esilio” lungo sei anni dell’ex presidente malgascio, Marc Ravalomanana, lunedì notte è stato interpretato come «una provocazione». L’Unione africana si è detta preoccupata e per bocca del presidente della Commissione, Nkosazana Dlamini-Zuma, il quale ha sottolineato che il «ritorno è  avvenuto senza una concertazione né con le autorità malgascie né con la Commissione per lo sviluppo dell’Africa australe».
La notizia del suo ritorno era stata anticipata nel fine-settimana dal quotidiano Midi Madagasikara, che aveva riferito di un annuncio recapitato via telefono a una manifestazione di militanti del Tim, il movimento politico dell’ex presidente.

La tensione, è montata subito nella capitale malgascia, Antananarivo, tanto che le autorità di polizia hanno messo posti di blocco per impedire qualsiasi manifestazione dei simpatizzanti dell’ex presidente, il quale è stato subito prelevato dalla sua abitazione dopo la sua conferenza stampa e trasferito agli arresti domiciliari nella città di Antsiranana, precisamente nella residenza denominata “Admiralty”, che si trova all’interno della proprietà della base aero-navale della città, almeno secondo quanto affermato stamane dal quotidiano malgascio l’Express. La località è stata tenuta segreta inizialmente per impedire che gli animi della popolazione si riaccendessero facendo ripiombare il paese nell’instabilità. Per lo stesso motivo anche la notizia dell’arresto era stata smentita inizialmente dallo stesso attuale presidente malgascio, Hery Rajaonarimampianina, che aveva detto: «Ravalomanana non è stato arrestato. Non si trova in prigione. È stato messo in sicurezza contro minacce di ogni genere»

Questo, come detto, è avvenuto subito dopo le dichiarazioni alla stampa di Ravalomanana, che ha voluto mettere in discussione la legittimità delle istituzioni malgascie. Affermazioni pericolose e respinte dall’Unione africana (Ua) perché le istituzioni, spiega il presidente della commissione, sono legittimate al potere da regolari «elezioni libere e democratiche e i risultati sono stati riconosciuti dall’assemblea della comunità internazionale, compresa la Ua e la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc)», e metterne in  discussione la legittimità «è  una provocazione inammissibile». «Non è stato arrestato ma messo in sicurezza». E’ quanto ha detto il presidente Hery Rajaonarimampianina sul ritorno in patria di Ravalomanana, prelevato dalle forze dell’ordine nella sua abitazione di Antananarivo. Il capo di stato ha definito la decisione dell’ex presidente di tornare in Madagascar «una scelta avventata», aggiungendo che il governo «non cadrà in provocazioni».

Ravalomanana è tornato in  patria dopo un esilio di cinque anni in Sudafrica, nonostante una condanna ai lavori forzati a vita per l’uccisione di una trentina di dimostranti nel 2009, pochi giorni prima di essere destituito, con un colpo di stato dal suo rivale Andry Rajoelina.

Adesso, lo riferisce il quotidiano Midi Madagasiraka, sarebbe agli arresti in un luogo sconosciuto. Intanto, il figlio Tojo Ravalomanana, lancia un’accusa pesante all’attuale presidente: «Se non è stato arrestato né imprigionato come dicono le autorità, allora il presidente l’ha rapito», e chiede alle autorità di «provare che non è stato vittima di nessun atto di violenza. Noi, la sua famiglia, i suoi avvocati, e i suoi medici chiediamo di vederlo il più presto possibile».
Il governo malgascio, però, ritiene che il ritorno di Ravalomanana costituisca «una minaccia per l’ordine pubblico». La situazione in Madagascar, infatti, è cambiata dopo le elezioni dell’anno scorso. La calma è tornata nel paese e con essa anche le attività produttive hanno preso nuovo vigore, il turismo ha recuperato, anche se lentamente, dopo un crollo negli anni della recente crisi, con migliaia di turisti in meno.

Il Madagascar, oggi, ha solo bisogno di tranquillità per attivare tutte le misure necessarie per avviare riforme economiche e sviluppare le attività produttive che si sono fermate. Il paese, infatti, da molti descritto come un “paradiso terrestre” e non solo per la bellezza e varietà del suo territorio, ma anche per l’incredibile varietà di colture che si possono coltivare grazie alla fertilità del terreno e al clima favorevole. Si tratta di una nazione che potrebbe essere del tutto autosufficiente dal punto di vista alimentare. Manca, tuttavia, un’industria di trasformazione adeguata.

Grandi potenzialità, dunque, specialmente dopo la ripresa del flusso degli aiuti internazionali, ma una vera crescita economica si vedrà solamente se il cammino di riconciliazione nazionale, voluto dall’attuale presidente, proseguirà nel solco della democrazia e della stabilità politica. Per questo il presidente della Commissione dell’Unione africana, ha lanciato un appello a tutti i malgasci, in generale, e a tutti gli attori politici, in particolare, a dare prova di  responsabilità, a «privilegiare l’interesse del paese e del popolo  malgascio e ad astenersi da tutte quelle azioni che possono compromettere  i risultati positivi ottenuti dopo una lunga e difficile transizione».