Rapporto Ue
Ennesima sconfessione dei risultati del voto presidenziale e legislativo dello scorso novembre. Anche gli osservatori elettorali dell’Unione europea ne mettono in dubbio la credibilità.

I risultati delle elezioni presidenziali e legislative dello scorso 28 novembre nella Repubblica democratica del Congo? «Non sono credibili a causa di numerose irregolarità e frodi». Lo afferma la Missione degli osservatori dell’Unione europea in un rapporto presentato ieri a Kinshasa.

Dunque, dopo che Etienne Thisekedi, antagonista di Joseph Kabila (foto) al voto presidenziale, ha rifiutato il risultato che lo ha visto sconfitto, dopo le critiche al regime della Conferenza episcopale congolese con il documento “Il coraggio della verità” e dopo la scelta del Consiglio dei laici cattolici del Congo di indire per il 16 febbraio una marcia (vietata dalle autorità) per chiedere nuove elezioni e le dimissioni della Commissione elettorale nazione indipendente (Ceni), anche la Missione Ue si esprime negativamente sulla regolarità voto: sottolinea l’assenza di verifiche sull’archivio elettorale e la mancanza di trasparenza sul suo aggiornamento; il fatto che 3,2 milioni elettori abbiano votato presentando solo la carta elettorale; i numerosi casi di frodi e di intasamento delle urne.

Riguardo alla Ceni, il rapporto ne chiede la ristrutturazione, includendo rappresentanti della società civile, in modo che sia «trasparente, indipendente e affidabile». Nel mirino anche la Corte suprema di giustizia, incaricata dei contenziosi elettorali e della proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni. Bene, i magistrati di questa Corte sono scelti dal presidente, il quale ne ha nominati 18 di nuovi nel corso della campagna elettorale… È stata la Corte suprema di giustizia a convalidare il voto presidenziale, attribuendo a Kabila il 48,95% dei consensi (8,8 milioni di voti) e a Tshisekedi il 32,33% dei voti (5,8 milioni).

Il rapporto raccomanda infine la riforma del Consiglio superiore dell’audiovisivo e della comunicazione, in quanto «non ha svolto il suo ruolo con imparzialità e ha preso misure arbitrarie e discriminatorie nei confronti dei media dell’opposizione».