RD Congo: HRW denuncia sparizioni e arresti a Kinshasa
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Sotto accusa l'organismo per la criminalità informatica creato da Tshisekedi
Rd Congo: HRW denuncia arresti arbitrari e sparizioni di politici, attivisti e giornalisti
Dall'uso di tecnologie per intercettazioni mirate ai centri di detenzione clandestini: l'inchiesta rivela il sistema utilizzato dal governo congolese per colpire i dissidenti
12 Marzo 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Mentre perdurano l’instabilità e il conflitto nelle regioni orientali della Repubblica democratica del Congo (Nord e Sud Kivu), secondo Human Rights Watch (HRW) nell’area della capitale Kinshasa e dintorni si stanno verificando decine di detenzioni arbitrarie, perquisizioni, arresti e rapimenti di oppositori politici del governo, giornalisti e attivisti.

Dal marzo 2025 ad oggi, secondo l’indagine svolta e la conseguente documentazione raccolta da HRW, almeno 17 persone sono state fatte sparire o sono state dichiarate scomparse. Soltanto nel mese di settembre dello scorso anno la polizia e la Guardia Repubblicana del presidente Tshisekedi avevano arrestato in un albergo di Kinshasa 12 parlamentari dell’opposizione, in seguito gradualmente rilasciati.

Denunciando tale fenomeno, Lewis Mudge, direttore di Human Rights Watch in Africa centrale ha dichiarato: «In quest’ultimo anno, le forze di sicurezza con vari pretesti hanno segretamente arrestato e detenuto varie persone nel cuore della capitale. Nella maggior parte dei casi, gli arresti sono stati motivati ​​politicamente o riguardano persone sospettate di sostenere i gruppi armati che hanno preso il controllo di alcune aree del Congo orientale».

Il ruolo del CNC e la sorveglianza informatica

Diversi arrestati sono stati ritrovati mesi dopo sotto la custodia del Consiglio nazionale per la difesa informatica (CNC), organismo creato nel 2023 con ordinanza presidenziale per combattere la criminalità informatica. Il CNC ha così acquisito tecnologie avanzate che consentono intercettazioni mirate. Su tale base ha posto in atto arresti con interrogatori e detenzioni segrete senza alcuna supervisione giudiziaria.

Arrestati, trattenuti e interrogati a Kinshasa presso le strutture dello stadio nazionale dei Martiri o presso l’ONATRA (Ufficio nazionale dei trasporti), vari testimoni intervistati da HRW hanno affermato di essere stati in seguito trasferiti in altre località. Secondo gli stessi ex detenuti vi sarebbero tuttora numerose persone presenti in centri di detenzione, prive di accesso alle proprie famiglie o agli avvocati.

Accuse di collusione con l’M23

Mentre diversi ex arrestati hanno dichiarato di essere stati trattenuti a causa delle loro opinioni politiche antigovernative, diversi altri hanno testimoniato che gli interrogatori subiti avevano poco a che fare con l’intelligence informatica e si basavano invece su altre accuse: collusione con il gruppo armato M23, che controlla, per l’appunto, parte del Congo orientale; legami sospetti con l’ex presidente Joseph Kabila, accusato di sostenere il movimento filo-rwandese, o accuse di complotti golpisti.

I parlamentari arrestati in settembre, dal canto loro, erano stati accusati di sostenere l’allora presidente dell’Assemblea Nazionale, Vital Kamerhe, che il partito al governo aveva rimosso dal suo incarico il 22 settembre.

Affermando che ritenevano del tutto irrilevante la pretesa di immunità parlamentare degli arrestati, i funzionari del CNC giustificavano la loro azione basandosi sul potere del governo di limitare la libertà delle persone per necessarie ragioni di sicurezza.

Operazioni illegali

In base al diritto internazionale, nei casi di sparizione forzata le autorità dovrebbero riconoscere immediatamente un’eventuale loro detenzione, rivelare il loro luogo in cui sono trattenute e consentire loro di incontrare familiari e un consulente legale.

Pertanto le operazioni abusive di arresto e detenzione da parte della CNC – afferma HRW – hanno violato il Codice di procedura penale della Rd Congo e le leggi internazionali a tutela dei diritti umani, in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli.

«Il governo congolese – spiega Mudge – sta utilizzando il Consiglio nazionale per la difesa informatica come strumento per effettuare arresti e detenzioni di civili per dubbie ragioni di sicurezza e ancora non sappiamo quanti siano tuttora in detenzione». Il direttore locale di HRW chiede quindi che le autorità rilascino tutti coloro che sono stati trattenuti ingiustamente, indaghino sulle operazioni del CNC e pongano fine alle sparizioni forzate.

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