L’esito delle presidenziali
Il presidente uscente ha vinto il confronto elettorale con quasi il 50% dei consensi. Il rivale Tshisekedi contesta la validità dello scrutinio. Forti tensioni nella capitale Kinshasa. Gli osservatori della chiesa cattolica hanno ravvisato irregolarità. Il 17 dicembre la proclamazione ufficiale.

Dopo due rinvii – l’annuncio era previsto per martedì sera e poi per giovedì sera – verso le 16 di oggi la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha fornito i risultati delle presidenziali a turno unico del 28 novembre. Si è imposto Joseph Kabila, 40 anni (nella foto al momento del voto), al suo secondo mandato, con il 48,95% dei voti espressi. Dietro di lui, l’oppositore Etienne Tshisekedi, 78 anni, con il 32,33% dei suffragi. Gli aventi diritto al voto erano 32 milioni.

Questi dati sono considerati provvisori, in quanto il nome del vincitore, che governerà per i prossimi cinque anni, sarà proclamato ufficialmente il 17 dicembre dalla Corte suprema di giustizia (Csj), dopo che avrà valutato le contestazioni del risultato. Il neoeletto presterà poi giuramento il 20 dicembre.

Il presidente della Ceni, il pastore Daniel Mulunda, ha spiegato ieri in una conferenza stampa che i rinvii sono imputabili al fatto che, prima di dare i risultati completi, «è necessario verificare che le cifre ricevute per via elettronica concordino con i processi verbali inviati dai 170 centri locali di compilazione dei risultati».

Etienne Tshisekedi e il suo partito, l’Unione per la democrazia e il progresso sociale (Udps), hanno contestato questo risultato così come avevano fatto con i risultati parziali. In questi giorni, hanno definito il conteggio dei voti «illegale, opaco e tendenzioso». A loro avviso bisognava contare i voti seggio per seggio e non fornire i risultati provincia per provincia. E su questo punto, «per ragioni di trasparenza», si erano detti d’accordo sia gli osservatori dell’Unione europea sia quelli di Parigi. Secondo la parte di Tshisekedi, le cifre fornite dalla Ceni non esprimono «la verità delle urne», perché «il popolo congolese si è espresso chiaramente per l’alternanza».

E ora si attendono le reazioni. Già ieri sera, l’organizzazione non governativa International Crisis Group ha dichiarato che «il paese potrebbe sprofondare in un nuovo ciclo di violenza» e ha rivolto un appello a Onu, Unione africana e Unione europea affinché «inviino urgentemente una missione di alto livello per trovare una mediazione tra le fazioni rivali e una soluzione alla crisi».

Da qualche giorno la capitale Kinshasa è sotto stretta sorveglianza della polizia per timore di rivolgimenti e manifestazioni di strada. A rischio violenza sono anche le province del Katanga, sud-est, feudo di Kabila; e in quelle del Kasai occidentale e orientale, regione d’origine di Tshisekedi.

La Conferenza episcopale nazionale congolese (Cenco), poco prima che fossero resi noti i risultati, ha voluto sottolineare in una nota che vanno rispettati i risultati delle urne. La Cenco ha anche ricordato che la chiesa cattolica ha dispiegato sul territorio nazionale, dove sono collocati 63mila seggi, ben 30mila osservatori. Che avrebbero rilevato, secondo alcuni dati parziali, «sia elementi positivi sia irregolarità». (rz)