Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione molto critica contro le autorità della Repubblica democratica del Congo, nella quale viene richiesta l’attuazione di «misure concrete per lo svolgimento di elezioni credibili» entro la fine del 2018. L’Ue condizionerà alla realizzazione di queste istanze la sua eventuale partecipazione al finanziamento dell’organizzazione al voto.

Nel documento, il 2017 viene definito «uno degli anni più violenti» nella storia del grande paese dell’Africa centrale, con sacche di violenza che persistono nelle province del Kasai, del Nord e del Sud Kivu. Viene inoltre denunciata il clima politico di «persecuzione sistematica» delle organizzazioni della società civile e dei diritti umani, e l’inquietudine per la difficile situazione securitaria.

Dopo numerosi mesi di attesa la Commissione elettorale indipendente (Ceni) ha rimandato le elezioni al 23 dicembre 2018, nonostante siano trascorsi due anni dalla fine teorica del secondo mandato del presidente congolese Joseph Kabila.

Lo scorso 31 dicembre una manifestazione pacifica indetta dal coordinamento di cittadini cattolici per chiedere l’applicazione dell’accordo di due anni fa (detto “di San Silvestro”) tra maggioranza e opposizione e le dimissioni del presidente Kabila, è stata dispersa dalle forze dell’ordine, causando morti e feriti, e interrompendo le funzioni religiose con il lancio di lacrimogeni. Sul caso  si sono espresse molto criticamente sia l’Onu sia la Chiesa