Kivu in fiamme
Dopo Goma, capitale del Nord Kivu, i ribelli dell’M23 intendono conquistare Sake, snodo strategico per raggiungere Bukavu, capitale del Sud Kivu, obiettivo dichiarato delle milizie. Domani i colloqui a Kampala.

L’esercito della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) tenta di riorganizzarsi imponendo una battuta d’arresto all’offensiva dei ribelli dell’M23 a Sake, località nella regione del Nord Kivu, nell’est del paese. Secondo fonti dell’Onu, l’esercito avrebbe fermato l’avanzata del gruppo armato 10 km a sud della cittadina, con l’aiuto di milizie alleate locali. Sono almeno 25 i civili rimasti feriti nel corso degli scontri, secondo quanto riferito dall’Ong Medici senza frontiere (Msf).

Dopo Goma, capoluogo della regione, conquistata dall’M23 martedì, è Sake l’obiettivo dei ribelli, snodo strategico dal quale raggiungere da un lato Bukavu, capitale del Sud Kivu, e dall’altro i territori di Masisi.

Sono intanto migliaia le persone che da ieri fuggono dall’area dei combattimenti, dirigendosi verso il campo profughi di Mugunga, nei pressi di Goma.

Intanto, sul fronte diplomatico, si incontrano sabato 24 novembre, a Kampala, in Uganda, Joseph Kabila, Paul Kagame, Yoweri Museveni, rispettivamente presidenti di Rdc, Rwanda e Uganda, insieme a Jean-Marie Runiga Lugerero, responsabile politico dell’M23, in un vertice regionale convocato per discutere la crisi.

Mentre sono ancora accese le polemiche scoppiate dopo la diffusione di un rapporto delle Nazioni Unite, che accusa direttamente Rwanda e Uganda per il supporto fornito ai ribelli M23, un altro documento Onu, pubblicato mercoledì, punta il dito contro un traffico di armi organizzato, questa volta, dal generale Gabriel Amisi, ex capo dell’esercito congolese, sospeso dal suo incarico martedì, dopo la sconfitta subita a Goma.

Secondo gli esperti incaricati dall’Onu, Amisi avrebbe costruito una rete clandestina in grado di distribuire armi e munizioni a bracconieri e alle milizie Mai Mai. In particolare, il rapporto riferisce di un ordine per la consegna di 300 fucili di assalto Ak-47. “Le munizioni – scrivono gli esperti dell’Onu – sarebbero state acquistate nella vicina Repubblica del Congo e contrabbandate da Kinshasa verso est, con il supporto di membri della famiglia del generale”.