Come previsto, il cessate il fuoco firmato lo scorso giugno a Doha e ratificato in pompa magna il 4 dicembre a Washington, alla presenza di Donald Trump, dal presidente congolese Felix Tshisekedi e dal suo omologo rwandese Paul Kagame, accusato di sostenere nell’est della Repubblica democratica del Congo il movimento politico-militare AFC/M23, si è rivelato un miraggio.
Sul terreno del Sud Kivu sono infatti continuati i combattimenti e l’avanzata della milizia nella piana di Ruzizi, con il loro ingresso oggi a Uvira, importante roccaforte dell’esercito e sede governativa lungo la frontiera burundese, con almeno 200mila civili in fuga, un numero imprecisato di vittime e distruzione di scuole, centri sanitari e abitazioni.
In una drammatica testimonianza, padre Giovanni Magnaguagno, missionario saveriano, racconta l’ingresso a Luvungi – a una sessantina di chilometri da Uvira – delle milizie filo-rwandesi.
“Firmati gli accordi di pace il 4 dicembre, il giorno dopo sono iniziate le ostilità, con fitti bombardamenti anche con droni sui villaggi e sui civili in fuga, cominciando da l’estremo nord della piana di Ruzizi. Moltissime le vittime innocenti.
Nel mese di febbraio, l’M23 aveva occupato la cittadina di Kamanyola, a 15 km dalla nostra missione di Luvungi, vicino al confine burundese. Venerdì 6 dicembre tre saveriani sono arrivati qui da noi per sfuggire alle bombe, ai razzi, ai droni.
Questa mattina, 9 dicembre, abbiamo iniziato a sentire dei tuoni e ci chiedevamo se erano tuoni della pioggia o bombe. Si facevano sempre più forti, sembravano su in montagna, lontani, ma poi lentamente si facevano più vicini, fino a cadere sui villaggi limitrofi alla città.
Alla radio l’esercito congolese (FARDC) annunciava che erano tiri di prova per testare le nuove armi arrivate dal Burundi la sera e che la situazione era ancora sotto controllo fino a Luvungi… Tutte bugie, e anch’io ci ho creduto, al punto che ieri, dopo la messa dell’Immacolata, le suore mi hanno chiesto se era il caso di chiudere le scuole, io ho risposto di non farlo per non essere accusati di allarmismi e di provocare il panico, di aspettare che diano l’ordine dall’alto…
Questa mattina, dopo aver fatto i conti delle spese per la chiesa, sono andato al cantiere a guardare quelli che spaccavano le pietre, intanto le bombe erano cessate. Le ultime, cadute vicine, hanno creato il panico e la gente ha cominciato a fuggire, e vediamo la fiumana di gente che aumenta sempre di più.
Incontro sulla via del ritorno il capo cantiere che mi dice che la gente scappa per niente. Ho appena parlato con il colonnello, nostro amico cattolico, che mi conferma che sono solo delle prove che stanno facendo prima di portare le armi al fronte.
Dopo vedo anche un camion con militari burundesi pieno di materiale, di casse e cartoni. Mi sono detto ma come mai portano il materiale di là? Le casse di legno non sembrano forse quelle che usano per imballare munizioni e armi o bombe?
Da mezzogiorno in poi cominciano a passare camion pieni di militari burundesi (alleati nostri e per mandato del nostro governo) che rientrano e una fila indiana infinita che va verso la frontiera. Poi verso le due cominciamo a sentire gli spari.
Le cinque sorelle saveriane erano appena arrivate dalla città. Al mattino mi avevano chiamato per dirmi che avevano accettato la mia proposta di venire da noi in caso di guerra. Sarebbero venute subito dopo pranzo. Le sparatorie si fanno intense e ci mettiamo tutti in modo da poter essere protetti da quattro muri.
Erano militari del nostro esercito, accompagnato dai nostri patrioti (le alleate milizie locali Wazalendo, ndr), che cercavano di svaligiare qualche magazzino. Dopo le 16 piano piano gli spari si sono quietati e verso le 17 sono andato in strada a vedere la gente che andava verso la frontiera o che tornava a casa a piedi in silenzio. Nessun uomo armato in giro, nessuna auto e nessuna moto.
Fino ad ora non abbiamo notizie di uno dei due autobus partiti per riportare i bambini della scuola a casa, chi li accompagnava aveva il telefono in viva voce e diceva ai bambini di stare giù. Speriamo che siano arrivati sani e salvi a casa.
Preghiamo per loro, sono veramente preoccupato. Siamo qui insieme in undici chiusi in casa, cinque suore, cinque padri, e un fratello. Nessuna paura, confidiamo nel Signore. Sparano ancora anche qui vicino e anche roba pesante.
La suora dell’orfanotrofio mi ha appena telefonato per dirmi di un bambino che si è perso per strada ed è stato ucciso da una pallottola vagante vicino alla piccola chiesa a 200 metri di qui, e la fila di gente in fuga continua anche a quest’ora. Pregate per noi, Grazie”.