Religiosi sotto accusa
In un rapporto Onu, ufficiale da domani, ma già oggetto di commenti, si afferma che due missionari saveriani avrebbero sostenuto i guerriglieri hutu nel nord-est del paese. La Rete pace per il Congo fornisce una lettura del contesto.

C’è un rapporto «strettamente confidenziale» delle Nazioni Unite sulla Repubblica democratica del Congo, che verrà reso ufficialmente noto domani, ma che già è stato oggetto di ampi commenti sulla stampa italiana e internazionale. Il rapporto denuncia il fallimento della missione di pace, in particolare nel nord-est del paese, e chiama in causa anche due religiosi italiani, missionari saveriani. L’accusa è che abbiano finanziato un gruppo armato: le Forze democratiche per la liberazione del Rwanda, milizie hutu attive nell’area dal 1994, anno del genocidio rwandese. 

 

Da noi il Manifesto, il Corriere della Sera e L’Espresso hanno dedicato alcuni servizi alla vicenda. Questi articoli mostrano un denominatore comune: sono deboli nell’analisi del contesto in cui sarebbero avvenuti i fatti descritti dal rapporto Onu. Quelle regioni – mai pacificate nonostante nell’Rd Congo sia in atto ormai dal 2004 un processo (fortemente sostenuto dalla comunità internazionale) di transizione alla democrazia, di rafforzamento delle istituzioni e di ricostruzione dopo i conflitti che hanno attraversato il paese dal 1996 al 2003 – subiscono, non da oggi, le attenzioni dei paesi confinanti, specie del Rwanda e dell’Uganda. Anche per questo sono cronicamente instabili. Ci sono in gioco partite iniziate con il genocidio rwandese (almeno 500mila morti in gran parte tutsi e hutu moderati), ci sono importanti risorse minerarie, ci sono territori che Kigali (capitale del Rwanda) tiene sotto la propria influenza.

 

Dunque per offrire una lettura delle variabili che agiscono sul terreno proponiamo un articolo curati dalla Rete pace per il Congo (info@muungano.it) dei missionari saveriani.