Speciale elezioni
Etienne Tshisekedi, candidato arrivato secondo alle elezioni di novembre in Rd Congo, ha dichiarato che presterà giuramento da presidente il 23 dicembre prossimo. A due giorni dalla conferma dei risultati provvisori delle presidenziali da parte della Corte suprema congolese.

Etienne Tshisekedi (nella foto), candidato alle presidenziali del 28 novembre scorso nella Rd Congo, dopo aver incassato il no della Corte Suprema ai ricorsi presentati contro l’esito del voto, ha annunciato che, venerdì 23 dicembre, giurerà fedeltà alla nazione e alla Costituzione nello stadio dei martiri, il più grande edificio sportivo di Kinshasa. Domani, intanto, ci sarà il primo test di consenso per l’opposizione. L’Udps (Unione per la democrazia e il progresso sociale), partito di Tshisekedi, ha, infatti, lanciato un appello chiedendo alla popolazione di rimanere a casa, in segno di protesta contro l’investitura, domani, di Joseph Kabila, presidente uscente, dichiarato ufficialmente vincitore, con il 48,95% del consenso.

 

La tensione sembra essere destinata a salire. Lo stadio dei martiri, dov’è prevista la manifestazione, così come i punti strategici della capitale, è circondato da carri armati guidati da militari che rispondono direttamente al presidente. Tshisekedi, ieri, ha chiesto il sostegno dell’esercito e dichiarato dimissionario il governo uscente, chiedendo ai segretari generali dei ministeri di occuparsi solo degli affari correnti.

 

La contestata rielezione di Kabila, salutata con favore dai capi di stato della regione africana dei grandi laghi, non ha ancora ricevuto, tuttavia, l’avallo ufficiale della comunità internazionale. Una comunità che ha già espresso il proprio imbarazzo, per le “gravi irregolarità” avvenute nelle operazioni di voto. Fredda anche la reazione della Francia, che si è limitata a dichiarare di aver “preso nota” della conferma dei risultati da parte della Corte Suprema, mentre Didier Reynders, neo ministro belga degli esteri, ha deciso di non recarsi, domani, a Kinshasa per l’investitura di Kabila. La sotto commissione per gli affari africani del Senato degli Stati Uniti ha, invece, chiesto un riesame trasparente dei risultati. Nessuno di questi paesi ha, però, contestato apertamente la rielezione di Kabila.