I vescovi cattolici della Repubblica democratica del Congo, riuniti nella Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO), al termine della loro assemblea straordinaria tenutasi a Kinshasa dal 23 al 25 marzo, si sono fermamente pronunciati contro ogni tentativo di revisione o cambiamento della Costituzione del 2006, soprattutto nell’attuale contesto di tensioni legate alla sicurezza che il paese sta vivendo.
La loro posizione, la stessa che avevano riaffermato a fine 2024, mira a proteggere la stabilità del paese e a impedire la modifica di articoli “bloccati” della Costituzione, in particolare il 220, che limita a due i mandati presidenziali.
In un contesto politico molto teso come quello attuale, la posizione della CENCO sulla modifica della Costituzione si aggiunge al fronte anti-revisione che sta crescendo. È un segnale forte, se non una vera e propria messa in guardia.
Opponendosi a qualunque modifica della Legge fondamentale, i vescovi cattolici non si accontentano di esprimere una riserva: mettono in questione la pertinenza di una simile iniziativa in un clima che, per bocca del loro segretario generale, mons. Donatien Nshole, definiscono segnato da: un degrado delle condizioni socioeconomiche; una instabilità securitaria persistente, soprattutto nell’est del paese; una crisi umanitaria senza fine; un indebolimento del tessuto sociale.
L’insicurezza e le fragilità istituzionali, i vescovi ne sono coscienti, potrebbero aggravarsi ancor più, in questa lotta per il cambiamento della Costituzione.
Pur riconoscendo la legittimità giuridica del processo di revisione costituzionale, la CENCO ricorda che «la Costituzione stessa prevede le modalità di revisione». Questo loro riconoscimento di principio, tuttavia, non significa adesione all’attuale progetto. Per loro bisogna distinguere legalità e opportunità. E per loro l’iniziativa è comunque ritenuta inadatta al contesto del paese.
Il momento è inopportuno, anzi ritengono «addirittura azzardato aprire questo capitolo di revisione», ha insistito mons. Nshole. Perché manca un consenso politico, le tensioni sulla sicurezza persistono e il clima sociale è troppo fragile: «Non staremo zitti», affermano i vescovi.
I sostenitori della revisione o del cambiamento della Costituzione all’interno della maggioranza presidenziale, in particolare in seno all’Unione per la democrazia e il progresso sociale (UDPS), il partito del presidente Félix Tshisekedi, ritengono l’attuale Costituzione inadatta alle realtà del paese.
Secondo loro, una riforma permetterebbe di rafforzare l’efficacia dello stato, di migliorare la governance istituzionale e di adattare le istituzioni alle sfide legate alla sicurezza e all’economia.
Ma chi si oppone, teme soprattutto che la revisione serva a mantenere Tshisekedi al potere al di là del 2028 e che, come l’esperienza di tanti paesi africani dovrebbe insegnare, alimenti crisi politiche ancor peggiori.
Confortati e sostenuti dall’insegnamento di papa Francesco, i vescovi congolesi ricordano che «la Chiesa non può rimanere indifferente o muta di fronte alle ingiustizie e alle sofferenze che colpiscono le popolazioni». In questa ottica, la priorità dovrebbe essere data alla pace e alla coesione nazionale più che a riforme istituzionali suscettibili di spaccare ancor più l’opinione pubblica.
La CENCO propone una visione fondata sulla risoluzione pacifica dei conflitti: «Siamo convinti che il dialogo è superiore alla guerra e insistiamo sulla necessità di un consenso nazionale». I vescovi disapprovano le derive politiche che possono portare alla violenza: «La guerra è il risultato del fallimento della politica, una vergognosa capitolazione, un’affermazione ripetuta per sottolineare la gravità della situazione».
La Chiesa congolese rivendica d’altronde il proprio ruolo nel dibattito pubblico: «I vescovi sottolineano che la Chiesa ha il diritto di portare un giudizio morale anche sugli affari che riguardano l’ordine politico». Insomma, la Chiesa «ha il diritto di esprimersi liberamente sulle questioni sociali e politiche quando i diritti fondamentali della persona umana sono minacciati».
L’episcopato insiste inoltre sulla complementarietà tra istituzioni religiose e politiche: «Anche se la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti, sono chiamate a collaborare, visto che ambedue servono la stessa popolazione». Al di là del dibattito costituzionale, la CENCO mette in guardia contro ogni deriva legata all’esercizio del potere. In maniera ferma, i vescovi avvertono che il rispetto della Costituzione resta un imperativo non negoziabile.
Infine, su un tono più diretto, interpellano la classe politica sulla questione dei mandati presidenziali: «Nessun presidente può dire di avere una missione, no, tutti avevano un mandato e anche l’attuale presidente ha un mandato e dunque deve rispettare la Costituzione quando il suo secondo mandato sarà giunto al termine».