Rwanda
Ieri il senato rwandese ha votato la riforma della Costituzione che permetterebbe al presidente Paul Kagame di mantenersi al potere fino al 2034. Ora manca solo il referendum popolare, dove la vittoria è pressoché certa. L’opposizione e gli Stati Uniti in primis hanno subito espresso la loro preoccupazione.

Martedì 17 novembre, il senato rwandese ha attraversato il Rubicone, come del resto tutti si l’aspettavano, adottando una riforma della Costituzione che permette a Paul Kagame, attuale presidente della repubblica, al potere dal 2000, di ripresentarsi nel 2017 e di rimanere alla testa del paese, almeno in teoria, fino al 2034.
Il regime rwandese spaccia la riforma come un venire incontro al volere del popolo, ma la leadership di Kigali non può ritenere che tutti siano stupidi: gli osservatori indipendenti vedono nella riforma costituzionale la classica manovra orchestrata da chi si aggrappa in eterno al potere. Le autorità rwandesi (il cosiddetto “tutsi power del Rwanda”) sanno benissimo che se solo permettessero un minimo di democrazia, in elezioni libere e democratiche verrebbero solennemente battute da un popolo che non desidera che di giustizia e pace.

Una riforma “voluta” dal popolo
Per appello nominale, uno dopo l’altro e a voce alta, i senatori hanno votato la riforma della Costituzione e adottato in maniera definitiva i due articoli che riguardano il mandato presidenziale.

Il 1° articolo, il 101, mantiene a due il limite dei mandati presidenziali, accontentandosi di ridurne da 7 a 5 anni la durata. Il 2° invece, il 172, precisa che la riforma dell’articolo 101 non entrerà in vigore che dopo il nuovo mandato del 2017. Paul Kagame dunque potrà ripresentarsi nel 2017 e, secondo il nuovo testo, sarà a quel punto autorizzato a ripresentarsi – a partire dal 2024 – per due nuovi mandati di 5 anni come previsti dall’articolo 101 ritoccato.

Ai giornalisti, il presidente del senato, Bernard Makuza, ha una volta di più assicurato che il parlamento non ha fatto nient’altro che venire incontro a una domanda del popolo. «Questa revisione deve essere presa come sollecitata dalla popolazione. Il parlamento, da parte sua, non ha fatto che esercitare le proprie prerogative costituzionali, mentre la popolazione stessa ha profittato di quanto stipula l’articolo 2 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo rwandese. Quest’ultimo ha espresso un suo desiderio: vedere l’attuale presidente in esercizio ripresentarsi al prossimo mandato, al termine dell’attuale nel 2017».

Reazioni
Il Partito verde, per parte sua, il solo legalmente riconosciuto nell’opposizione, non nasconde i propri timori di fronte alla modifica della carta. «Tutto questo rappresenta un pericolo per la democrazia», afferma Frank Habineza, presidente del partito, che non nasconde la sua inquietudine per la democrazia e la pace. «Questa riforma significa rimettere in causa ogni alternanza pacifica al potere. L’adozione del nuovo testo costituzionale, permette al presidente di rimanere al potere altri 17 anni. E questo, a nostro parere, non garantisce assolutamente un clima di pace e di sicurezza. Non possiamo non essere contro il testo di questa riforma».

Timori sono espressi anche dalla comunità internazionale. A cominciare da Washington che ha condannato la decisione: «Gli Stati Uniti guardano con grande inquietudine al voto del senato rwandese», ha dichiarato il portavoce aggiunto della diplomazia americana, Mark Toner, durante la conferenza stampa quotidiana. «Ci auguriamo che il presidente Kagame realizzi quanto precedentemente promesso e cioè promuovere una nuova generazione di dirigenti in Rwanda, e lasci le sue funzioni al termine del suo mandato attuale, nel 2017», ha detto. «Se decidesse di rimanere al potere, ciò potrebbe comportare conseguenze sulle relazioni» tra i due paesi, ha aggiunto il rappresentante del dipartimento di stato, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se l’aiuto americano al Rwanda sarebbe diminuito.

La prossima tappa di questo progetto di riforma è il riesame da parte della Camera dei deputati, di una cinquantina di articoli modificati dai senatori, ma che non sono legati al mandato presidenziale. Una volta emendato nel suo insieme, il testo definitivo sarà sottomesso a referendum popolare. L’esito della consultazione però è dato per scontato dagli osservatori. Nel “Tutsiland”, alias Rwanda, può vincere solo “re Kagame”.

Nella foto il presidente del Rwanda Paul Kagame.