Tandja ha sciolto Parlamento e Corte Costituzionale che si opponevano al suo progetto referendario
Il 4 agosto i nigerini voteranno per la nuova Costituzione: più poteri al presidente, via il tetto dei due mandati, più controllo sulla stampa. L’opposizione chiama al boicottaggio e organizza manifestazioni di protesta.

Il 4 agosto i cittadini del Niger saranno chiamati a votare per il contestato referendum che da mesi divide il paese: il capo di stato Mamadou Tandja vuole modificare la Costituzione, per togliere il tetto di due mandati presidenziali. Se l’esito del referendum, che non prevede quorum, sarà favorevole a Tandja, questi vedrà allungarsi il suo mandato di altri 3 anni e potrà presentarsi alle prossime elezioni.

Falliti i tentativi di modifica del testo costituzionale legittimamente, il 26 maggio Tandja ha deciso di sciogliere il Parlamento. Stessa sorte, un mese dopo, il 29 giugno, per la Corte Costituzionale, che per ben 3 volte consecutive ha rigettato il progetto di referendum. Il nuovo testo costituzionale, infatti, non solo toglie il limite di mandati presidenziali, ma accentra i poteri del capo di stato, disegnando un sistema politico presidenziale, con l’introduzione di una seconda camera. Limita inoltre il potere del Consiglio dei capi tradizionali, e quello della stampa.

Ma il passaggio alle vie autoritarie non è stato indolore: l’opposizione a Tandja si è  organizzata in una coalizione, il Fronte per difesa della democrazia (Fdd), che comprende partiti politici, sindacati, realtà della società civile, ed ha dato vita a numerose manifestazioni di protesta. Contraria alle modifiche costituzionali anche la comunità internazionale: l’Unione africana, la Cedeao (la comunità degli stati dell’Africa occidentale) e l’Unione europea si sono schierate contro Tandja, ed hanno chiesto il rispetto della legge, anche minacciando sanzioni.

Il 71enne presidente nigerino, al potere dal 1999, afferma di rispettare, con il suo progetto referendario, il volere dei cittadini, che gli accordano, a suo dire, il pieno appoggio. I suoi sostenitori gli attribuiscono il merito di aver dato impulso all’industria del paese grazie allo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e soprattutto di ribellione tuareg, che vive nella regione e che non ha accesso ai proventi dell’uranio.

Il piano di Tandja per restare al potere sta comunque filando liscio, anche grazie ad un inasprimento del controllo sui mezzi di comunicazione. L’Fdd definisce il referendum un vero e proprio colpo di stato, e promuove il boicottaggio delle urne. La neutralità dell’esercito ha finora permesso che la situazione non degenerasse. E proprio i militari votano oggi, per poter domani garantire la sicurezza dei cittadini che si recano ai seggi. La presenza dell’esercito durante il voto non sembra però una garanzia per l’incolumità dei votanti: l’opposizione prepara per domani cortei e manifestazioni di protesta.