Festival cinematografico del sud del mondo
Un’ottantina di opere, tra film e video, 50 nazioni rappresentate e 25mila spettatori. Sono i numeri del XX° Festival del cinema africano, d’Asia e d’America Latina, che si è tenuto a Milano dal 15 al 21 marzo. Numerosi riconoscimenti a registi africani.

L’Africa ha raccolto numerosi premi al Festival del cinema di Milano, che si è concluso ieri. Dowaha, della regista tunisina Raja Amari, è risultato il miglior lungometraggio africano. Ancora una donna, la regista senegalese Dyana Gaye, ha vintola sezione cortometraggi africani con Un trasport en commun – Saint Louis Blues. Sempre in questa sezione, ha meritato una menzione speciale Atlantiques del senegalese Mati Diop. Il regista tunisino Hichem Ben Amman, con il suo Un conte de faits, si è classificato al primo posto trai documentari, ex aequo con Zahra, di Mohammad Bakri.

 

Premi speciali sono stati poi assegnati a Moloch Tropical, dell’haitiano Raoul Peck, a Maibobo del giovane regista rwandese Yves Montand Niyongabo e ancora a Dyana Gaye. Infine il premio Razzismo Brutta Storia è stato vinto da La trappola, della regista algerina Lemnaouer Ahmine.

 

Secondo la critica cinematografica Annamaria Gallone «”Forget Africa” (dimentica l’Africa) è stata una sezione di grande interesse: titolo un po’ paradossale e decisamente provocatorio. L’espressione potrebbe suonare come un invito a lasciar perdere: dimentichiamoci l’Africa e tutti gli africani, il cinema e la cultura. E invece il titolo vuol essere un’esortazione a dimenticare quell’Africa che ti viene proposta sempre nello stesso modo, pietosa e pericolosa, malata e malandata. Dimenticati quel continente senza speranze e senza futuro. E reinventalo. Questa è la sfida che il festival ha voluto lanciare».

 

Ha catalizzato l’attenzione anche la sezione “L’Africa nel pallone” con il reportage del giornalista Corrado Zunnino Il mercato della Coppa d’Africa, con Le balon d’or del guineano Cheick Doukouré e con due film sudafricani: : Streetball (Calcio di strada) di Demetrius Wren e More Than Just a Game (Più che un semplice gioco) di Junaid Ahmed. Spiega ancora la Gallone: «Alla vigilia dei Mondiali in Sudafrica, i primi nel continente, questa sezione s’inscrive nella tendenza a riscoprire le pulsioni più positive e vitali, pur nella consapevolezza di tutti gli aspetti contradditori di quest’evento».