Egitto manovre elettorali
Dal tribunale di Minya (Cairo) è arrivata la richiesta di condanna a morte per 683 appartenenti ai Fratelli musulmani. Il Tribunale degli affari urgenti del Cairo ha dichiarato fuorilegge il “Movimento 6 aprile”. La repressione continua. Anticipazione dell’analisi di Nigrizia, in uscita nel numero di maggio, sulle complicità tra esecutivo e giudiziario per reprimere il dissenso in vista delle elezioni del 26-27 maggio.

In Egitto continua il pugno di ferro contro dissidenti e oppositori. Una nuova condanna di massa alla pena capitale è stata pronunciata ieri dai giudici del tribunale egiziano di Minya a sud del Cairo, nei confronti di 683 sostenitori dell’ex presidente, deposto, Mohamed Morsi, tra i quali spicca la figura di Mohamed Badie, la guida spirituale dei Fratelli musulmani.

La sentenza di prima istanza è stata pronunciata nell’ambito del processo nei confronti di oltre 1200 sostenitori del movimento. La stessa corte ha anche commutato in ergastolo la pena capitale a 492 pro-Morsi dei 529 che erano già stati condannati a morte nella prima sentenza di marzo contro i dissidenti.

La Corte d’Assise di Minya ha inoltre fissato al 21 giugno la data in cui verrà emesso il verdetto finale nei confronti dei 683 uomini. La legge egiziana permette comunque un appello in Cassazione.

Gli imputati erano accusati di aver partecipato a manifestazioni non autorizzate, di istigazione alla violenza, di omicidio, di tentato omicidio, di aver incendiato edifici pubblici (la stazione di polizia di Adwa) e di avere creato problemi alla circolazione stradale lo scorso dicembre. 

Fuorilegge il Movimento 6 aprile

Ma non è tutto, perché un altro duro colpo repressivo è arrivato sempre ieri dal tribunale degli affari urgenti del Cairo che ha dichiarato fuorilegge il “Movimento 6 Aprile”, il più importante della rivolta contro l’ex presidente Hosni Mubarak.

Il gruppo è  stato accusato di spionaggio e di aver danneggiato l’immagine dello stato egiziano.

Il tribunale ha chiesto di vietare tutte le sue attività politiche, chiudendone gli uffici e proibendo l’organizzazione di dibattiti e manifestazioni.

Le reazioni

La Fratellanza ha deciso di organizzare una serie di grandi cortei per protestare contro le condanne e ha anche usato parole dure contro la magistratura accusandola di commettere nuovi crimini contro l’umanità. Alcuni scontri sono esplosi nelle università di Minya, ad Alessandria e ad al Azhar al Cairo tra forze dell’ordine e studenti.

Amnesty International ha dichiarato che queste sentenze «ancora una volta rivelano come il sistema di giustizia penale in Egitto sia diventato arbitrario e discriminatorio. La corte ha mostrato totale disprezzo per i più elementari principi dell’equo processo e ha completamente distrutto la propria credibilità».

Anche da Washington sono arrivate dure reazioni a questa sentenza. Gli Stati Uniti hanno espresso la loro preoccupazione per il «continuo ricorso in Egitto a processi e sentenze di massa». Come ha affermato la Casa Bianca ieri, che ha anche chiesto l’annullamento delle condanne a morte nei confronti delle centinaia di esponenti dei Fratelli musulmani.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso la sua contrarietà dichiarando che  tali condanne «chiaramente non rispondono agli standard basilari di giustizia».

Elezioni alle porte

Il 26 e 27 maggio in Egitto si vota per le presidenziali e queste condanne forse non arrivano per caso. Nigrizia, nel numero di maggio, ha pubblicato un’analisi (Voto d’obbedienza) sulla situazione paese in cui già si sottolinea come l’esecutivo, con la complicità della magistratura, tenti di sopprimere il fronte degli attivisti, decisivo nei moti di piazza dell’era-Mubarak.