Eritrea
Le politiche autoritarie del governo di Asmara si stanno esercitando in quest’ultimo periodo contro le chiese e i fedeli. Nel mirino del regime nei giorni scorsi anche i presidi sanitari cattolici.

È dell’altro ieri la notizia della chiusura di tutti i presidi sanitari della chiesa cattolica. La disposizione ha radici in un decreto del 1995 motivato dal principio che il governo è il solo legittimato a dare i servizi di base ai suoi cittadini. Una pratica vetero marxista che si è dimostrata fallimentare ovunque sia stata applicata, e perciò da anni abbandonata, attraverso la quale è però possibile operare un controllo totale sulla popolazione. I vescovi avevano chiarito che per la chiesa cattolica l’azione pastorale non può prescindere dall’azione sociale in favore degli ultimi e dunque il decreto andava contro la libertà religiosa.

Il provvedimento di nazionalizzazione, che non era mai entrato in vigore, è stato applicato con l’uso della forza. I vescovi eritrei, in una lettera al ministro della sanità, Amna Hussein, denunciano che è stato inviato l’esercito a sgombrare le strutture sanitarie, in molti casi terrorizzando staff e malati. I presidi chiusi in questi giorni si trovano generalmente in zone rurali dove hanno garantito le cure mediche e l’assistenza sanitaria a centinaia di migliaia di persone che altrimenti ne sarebbero state prive.

Hanno sempre operato in collaborazione con il ministero della Sanità, integrando la rete dell’assistenza sanitaria nazionale.  E dunque, scrivono i vescovi, non si spiegano la ragione e le modalità di applicazione del decreto. Non si può però non osservare che il grave provvedimento viene realizzato a poche settimane di distanza da una lettera pastorale degli stessi vescovi che richiama il governo al dovere della pacificazione nazionale.

Nelle scorse settimane sono ricominciati anche gli arresti di fedeli delle chiese pentecostali, proibite con un decreto all’inizio degli anni 2000, in cui si autorizzavano ad operare nel paese solo la chiesa cristiana copta, la cattolica, la protestante luterana e la musulmana sunnita.

Le chiese pentecostali sono state particolarmente perseguitate, con ondate di arresti di pastori e di fedeli durante preghiere comunitarie e matrimoni, che si tengono in segreto in case private. Organizzazioni specializzate nella difesa della libertà di religione calcolano che alcune migliaia di persone sono state arrestate nel corso degli anni solo per aver esercitato il diritto a professore la propria fede.  

Da tempo però non si avevano notizie di arresti. Nelle ultime settimane si è saputo di una trentina di persone arrestate durante preghiere comunitarie, ma nel corso dell’anno un altro centinaio di persone, soprattutto donne, sarebbero state fermate in diverse occasioni solo nella capitale, Asmara. Gli arrestati vengono rilasciati se abiurano la loro fede.

Anche la chiesa copta non è esente da pressioni, da quando il governo ha di fatto spodestato e arrestato, nel 2007, il patriarca abune Antonios che chiedeva, tra l’altro, il rilascio dei fedeli cristiani arrestati. 

Nei giorni scorsi è stato segnalato l’arresto di 5 monaci del monastero di Bizen, con l’accusa di fare mercato nero di farina. Ma la vera ragione potrebbe essere un’altra. I monaci di Bizen non hanno gradito la pesante interferenza governativa negli affari della chiesa copta e hanno scomunicato i fedeli che hanno accettato l’insediamento del nuovo patriarca. Da allora subiscono continue minacce.

Nella foto la cattedrale cattolica di S. Michele a Karen