Il nuovo primo ministro, l'economista Henri-Marie Dondra

Lo scorso 11 giugno l’economista ed ex ministro delle finanze Henri-Marie Dondra è stato nominato nuovo primo ministro della Repubblica Centrafricana.

Dondra prende il posto di Firmin Ngrebada che il giorno prima aveva ufficialmente rassegnato le dimissioni al presidente della Repubblica Faustin Archange Touadera. Ngrebada era stato nominato il 25 febbraio 2019, dopo la firma dell’accordo di pace (l’ottavo) tra il governo e 14 gruppi armati per cercare porre dine alla guerra civile, iniziata nel 2012.

Il Paese attende ora di conoscere i nomi dei membri del nuovo governo di unità nazionale. L’incognita principale è rappresentata dall’ex presidente, il generale golpista François Bozizé, deus ex machina del raggruppamento di milizie Coalizione di patrioti per il cambiamento, che potrebbe tornare ad occupare una posizione nel nuovo esecutivo.

Il cambio di governo è stato annunciato come un passo indispensabile per uscire dalla crisi, dopo le elezioni presidenziali e legislative del 27 dicembre 2020, e le elezioni legislative parziali e il secondo turno del 13 marzo 2021. Per i prossimi cinque anni di mandato del presidente Touadera, è perentorio per il governo dare risposte alle sfide stringenti del Paese, dove tutto è da ricostruire.

Per questo Touadéra sembra aver scelto la strada del dialogo inclusivo – i cui primi incontri saranno organizzati nei prossimi giorni -, cedendo alle pressioni della comunità internazionale (Cedeao, Unione africana, Onu e Unione europea).

Un dialogo con le milizie, che ancora controllano parti del Paese, che sembra essere stato sbloccato proprio dall’uscita di scena di Ngrebada. “Il Fronte democratico del popolo centrafricano (Fdpc) accoglie con favore le dimissioni del ministro che è uno dei principali ostacoli per un ritorno della pace nel nostro Paese”, si legge in un tweet, postato il 10 giugno dal generale Abdoulaye Miskine, leader dell’Fdpc.

L’apertura al dialogo con le milizie segna un cambio di passo delle politiche del presidente che il giorno dell’investitura aveva lasciato intendere che mai coloro che hanno imbracciato le armi per tentare un colpo di Stato in concomitanza delle elezioni, faranno parte della Repubblica. E quindi una pagina che contiene numerose incognite.

A partire da Francois Bozizé. A suo dire, se il presidente centrafricano restasse nella sua posizione di uomo di dialogo, potrebbe formare un governo di unità nazionale facendo appello ai gruppi ribelli per cercare la pace nelle zone ancora sotto il loro controllo.

Un altro aspetto vitale per la Repubblica Centrafricana oggi è quello geopolitico, in un Paese ancora estremamente fragile sul piano economico e diplomatico. In particolare dopo la rottura con la Francia, che lo scorso 8 giugno ha sospeso i finanziamenti e la sua cooperazione militare, in aperto contrasto con la sempre più dominante presenza Russa nel Paese.

Un Paese che attende intanto soluzioni sempre più urgenti alle tante crisi aperte, dopo nove lunghi anni di guerra, massacri, fame. Da quella politico-militare, a quella, disastrosa, sul piano umanitario, che vede quasi un terzo della popolazione sfollata e più della metà dipendente da aiuti umanitari per sopravvivere.

I centrafricani sperano in un cambiamento radicale nella gestione della cosa pubblica e soprattutto che avvenga con volti totalmente nuovi alla guida del Paese. A questo punto, stanchi di parole, attendono fatti concreti.

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