Incontri & volti – gennaio 2014

Iniziando questo nuovo anno, dobbiamo tenere bene in mente quanto è accaduto di recente a Napoli e le sfide che questi fatti ci pongono. Il 16 novembre il capoluogo campano ha vissuto una grande giornata: 100mila persone hanno manifestato sotto la pioggia, da piazza Garibaldi e a piazza Plebiscito, gridando “vogliamo vivere in questa nostra terra”. C’erano mamme con bambini, agricoltori, studenti. Gente comune.

Per la prima volta a Napoli si sono dati appuntamento tutti coloro che si battono contro l’avvelenamento del territorio e della vita. Si è riusciti a mettere insieme le varie anime del movimento e a farle dialogare. A far da collante, gli studenti universitari che hanno organizzato il corteo, denominato “fiume in piena” contro il biocidio.

Va ricordato che il primo movimento si è manifestato nel 2005/2006, con il Comitato allarme rifiuti tossici di cui ho fatto parte, per opporsi alla costruzione di nuove discariche e di inceneritori. Sul territorio si cono creati molti comitati locali e questa lotta si è radicata. Penso a Serre, Caserta, Acerra. Il movimento è andato avanti fino al 2008 quando i mass media hanno mostrato che il Napoletano stava morendo sommerso dai rifiuti. Secondo il Comitato quella crisi è stata creata ad arte per convincere l’opinione pubblica che l’unica soluzione era costruire inceneritori e megadiscariche.

Infatti in quell’anno abbiamo il decreto del governo Berlusconi che impone alla Campania 12 megadiscariche e 4 inceneritori. E viene inviato l’esercito per bloccare ogni protesta e presidiare l’inceneritore di Acerra oltre che le discariche. Il movimento ha risentito di questo impatto e si è sgretolato, a partire dai comitati locali.

Un nuovo movimento popolare è sorto, in seguito, nel Casertano a nord di Napoli, nella “terra dei fuochi”, così chiamata perché quell’area è piena di rifiuti tossici interrati, ai quali viene dato anche fuoco così da creare spazio per altri rifiuti. Rifiuti che arrivano sia dalla Campania sia dall’industria del centro-nord che, oltre vent’anni fa, ha fatto un accordo con la camorra.

In questa terra inquinata si muore. E la gente che non vuole arrendersi alla camorra e alla cattiva politica si è organizzata e ha ripreso a lottare. Una figura di spicco di questo movimento è don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, che, con l’avallo del vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, ha saputo mobilitare tante parrocchie e il mondo cattolico.

Il 16 novembre si è riusciti a dare un nuovo impulso ai comitati del movimento del 2005 e a portarli in piazza. E si è aperto un tavolo di confronto con il movimento del nord di Napoli.

Ora c’è una piattaforma comune, che è stata letta in piazza Plebiscito. In quella piazza ha parlato don Patriciello, che si è soffermato sulla bonifica della “terra dei fuochi” e che ha ammonito: «Questo è un fiume in piena di speranza, ma anche di disperazione». Nel mio intervento ho ribadito che è necessario un cambiamento dello stile di vita del nord del mondo, se si vogliono produrre meno rifiuti. E poi ho indicato il riciclo totale come vera via d’uscita.

Rimane il fatto che al di là della grande e bella manifestazione, non è facile tenere insieme tutte queste realtà. Non è facile lavorare insieme e parlare con un’unica voce. È chiaro che ci sono visioni diverse su come risolvere il problema, tuttavia dobbiamo fare lo sforzo di stare uniti. Altrimenti verremo messi fuori gioco come nel 2008.

Ricordiamoci che rifiuti nel Napoletano sono la punta di iceberg di una crisi ecologica che è nazionale e internazionale.