Regole diverse da città a città
Delegare agli enti locali. È l’effetto della norma inserita nel Pacchetto Sicurezza, che sposta ai Comuni, in via esclusiva, il compito di rilasciare i certificati di idoneità alloggiativa, indispensabili per gli stranieri che chiedono il ricongiungimento familiare. Ogni Amministrazione ha così stabilito i propri requisiti.

“Lo straniero che richiede il ricongiungimento familiare deve dimostrare la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali”. È il contenuto di una norma, l’art. 29 del TU sull’Immigrazione, così come è stata modificata dal pacchetto sicurezza (L.94/2009), entrato in vigore lo scorso agosto. Si tratta, in sostanza, dei certificati di idoneità alloggiativa, necessari per ottenere il nulla osta per il ricongiungimento familiare. Un vero e proprio rompicapo per i cittadini stranieri e, da agosto, anche per gli uffici tecnici dei Comuni, che, dall’entrata in vigore della legge, ne hanno la competenza esclusiva.

Oggi quindi uno straniero, deve chiedere il certificato esclusivamente nel proprio Comune di residenza, che lo rilascia, però, alle condizioni stabilite dallo stesso ente locale.
C’è chi chiede tutti i documenti che riguardano la conformità degli impianti elettrico e di riscaldamento, chi invece si accontenta di un’autocertificazione del proprietario, altri che chiedono, invece, il libretto della caldaia. Se da un lato, quindi, la legge sembra uniformare le regole che riguardano le superfici necessarie ad ogni familiare da ricongiungere, dall’altro complica ulteriormente la vita ai migranti, dando il potere ai Comuni di chiedere, in modo discrezionale, certificati peraltro depositati negli archivi dei propri Uffici Tecnici.

Le difficoltà non si limitano però al solo fatto pratico di raccogliere i vari documenti. La conformità di impianti elettrico e di riscaldamento, ad esempio, non è cosa da dare per scontata, soprattutto riguardo la prima. Gran parte del patrimonio immobiliare italiano non risponde, infatti, ai requisiti di legge, soprattutto in aree urbane, in alcuni casi di un certo prestigio, come i centri storici.

«Prima si poteva scegliere tra le Asl (Azienda Sanitaria Locale) e il Comune. – spiega Ennio Codini, docente dell’Università Cattolica di Milano e ricercatore della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) – Di solito, si sceglievano le Asl, perché erano più lontane dal centro di decisione politico e tenevano un atteggiamento più favorevole».

Mentre i Comuni adottavano, quindi, i parametri minimi di riferimento dell’edilizia pubblica, un rinvio eliminato dalla nuova normativa, perché troppo esigente, le Asl si concentravano sui i requisiti igienico-sanitari dell’alloggio o sulla cosiddetta abitabilità.
«Gli standard di edilizia pubblica erano più restrittivi – continua Codini – proprio perché facevano riferimento a parametri di benessere e non a minimi di vivibilità». Spariti, quindi, i riferimenti all’edilizia pubblica, tutto è più facile? Non ovunque. La legge rinvia, infatti, a norme di competenza delle Regioni, che, a loro volta, possono delegare parte della regolamentazione ai Comuni. Ecco che si crea, quindi, il caos.

«Se fossimo un paese serio, – dice Codini – non avremmo nulla da temere dall’intervento dei Comuni. Ci si aspetterebbe che gli amministratori varino un regolamento che risponda, più o meno, ad uno standard minimo condiviso da gran parte della popolazione, italiana o straniera, su quel territorio. In alcuni casi però può verificarsi il contrario». Risultato: i migranti si spostano in quei Comuni dove le condizioni sono più favorevoli.

E il principio del diritto all’unità familiare? Finora la giurisprudenza sembra non riconoscerne, in questo caso, la superiorità: l’orientamento della Corte Costituzionale, che sull’argomento si è già espressa prima dell’entrata in vigore della nuova legge, sembra riconoscere al legislatore l’autorità di bilanciare questo diritto con altre esigenze, come, appunto, le condizioni di sicurezza e abitabilità della casa dove si andrà a vivere.
Un caos, dunque, che permette ai Sindaci dei Comuni di intervenire in modo ‘creativo’ sulla principale via di accesso per l’Italia: il ricongiungimento familiare.