Progettare uno sviluppo sostenibile
Una giornata di condivisione e di studio a Iglesias – sede della contestata fabbrica di armi RWM – per cercare soluzioni a favore di uno sviluppo sostenibile e pacifico. L’evento è stato organizzato dal Comitato per la riconversione, con la partecipazione dell’associazionismo civile e religioso, locale e nazionale.

Rappresentanti della società civile, dei movimenti pacifisti e delle associazioni religiose – cattoliche e protestanti – si sono radunati ieri al Centro culturale di Iglesias (Provincia di Carbonia-Iglesias) per una giornata di studio e ricerca – su “Pace, lavoro, sviluppo: ricostruire il presente – ripensare il futuro”. Obiettivo della giornata, la condivisione e scambio di idee per la riconversione dal militare al civile dello stabilimento RWM, situato tra i territori di Iglesias e Domusnovas.

L’RWM, azienda tedesca, da anni produce bombe aeree esportate in Arabia Saudita che sono utilizzate dall’aviazione di Riyad nei bombardamenti contro lo Yemen. Dal 2015 ad oggi le bombe hanno causato la morte di oltre 10 mila persone, di cui la metà civili, e il ferimento di altre 40 mila, trascinando il paese nella “più grave catastrofe umanitaria mondiale dal 1946 ad oggi” (definizione Onu).

La giornata di studio è stata promossa dal Comitato riconversione RWM che si batte per uno sviluppo del territorio che sia pacifico e sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale.

All’evento non hanno partecipato i lavoratori dell’RWM (circa 80, mancano dati precisi) e i sindacati. Dipendenti dell’azienda e sindacati rimangono fermi sulle loro posizioni e ritengono che il lavoro debba essere salvaguardato comunque, dato l’alto livello di disoccupazione nella provincia, considerata tra le più povere d’Italia. Ma i promotori del convegno e i partecipanti alla giornata di studio non ci stanno e hanno ribadito in varie maniere che l’obiettivo non è la chiusura della fabbrica ma la trasformazione della stessa, verso una produzione di pace. «Proponiamo prospettive di lavoro e di vita. Quello che viene fatto ora all’RWM non è lavoro, è morte», hanno sottolineato.  

Anche il comune di Iglesias si è schierato a favore della riconversione. Il 19 luglio 2017, su proposta del comitato, il Consiglio comunale ha votato all’unanimità un ordine del giorno che dichiara Iglesias città della Pace e della Solidarietà, esprimendo la contrarietà della città alla produzione di ordigni di guerra nel suo territorio. Contemporaneamente manifesta la ferma volontà di salvaguardare in ogni modo sostenibile la piena occupazione di tutti i lavoratori dello stabilimento RWM Italia.

Tra i presenti alla giornata di studio anche il vescovo di Iglesias, monsignor Giovanni Paolo Zedda, che si è trattenuto soltanto nella prima parte della mattinata a motivo di impegni pastorali. Privatamente ha fatto sapere che è stato contattato dai dirigenti dell’RWM che hanno fissato un appuntamento per parlargli in privato. Arriveranno a mani vuote all’appuntamento? All’insinuazione risponde dicendo che tempo addietro l’azienda aveva inviato una cospicua offerta per la Caritas diocesana. Ma l’assegno intenzionalmente non è mai stato riscosso. Perché – afferma risoluto il vescovo – la Chiesa per principio ha deciso di non accettare donazioni dall’azienda. Qualche prete della diocesi invece, e solo di recente, ha accettato una offerta in denaro dall’RWM che ne ha approfittato per farsi propaganda con la festa parrocchiale. Il vescovo ne è venuto a conoscenza e ha ordinato a tutte le parrocchie di non accettare sponsorizzazioni e donazioni dall’RWM.

Ma il futuro della stessa fabbrica di armi non è più sicuro. Se ne è parlato durante le discussioni al convegno, dove è emerso che l’RWM è intenzionata a trasferire gli impianti in Arabia Saudita. Elio Pagani, obiettore e storico oppositore alle industrie di armi, ha avvertito i rappresentanti del Comitato riconversione RWM dicendo: «Ricordatevi che se la fabbrica verrà trasferita, diranno che è stata colpa vostra. Non credeteci». La verità, si sa, è un’altra. Se la fabbrica chiude e apre in Arabia Saudita è per il minor costo della manodopera e perché là l’impresa armiera non sentirà più il fiato sul collo di chi la contesta.

Alla fine del convegno è stata elaborata una lettera aperta ai lavoratori dell’RWM che verrà finalizzata in questi giorni. «Lavoratori, alzate la testa. Rivendicate il diritto al lavoro socialmente utile e allo sviluppo sostenibile», è stato il messaggio finale di Elio Pagani ai dipendenti della fabbrica.