Incontri & volti – febbraio 2014

Ci siamo ritrovati a Verona, nella sede del Movimento Nonviolento, alla vigilia dell’Epifania. Un gruppo di persone che stanno lavorando alla preparazione dell’appuntamento del 25 aprile in Arena per la pace e il disarmo.

Ho vissuto questo incontro come un dono. Per due ragioni. Per l’essermi ritrovato con tanti amici che già si erano impegnati nelle Arene degli anni ’80 e ’90. Come Mao Valpiana, oggi direttore di Azione nonviolenta, e come Renzo Fior, responsabile della Comunità di Emmaus di Villafranca di Verona. E perché ho avuto modo di far memoria delle Arene.

L’Arena 2014 non arriva per caso. È figlia della tradizione delle Arene dei Beati i costruttori di pace, che hanno davvero segnato in positivo la vita di tanta gente. Anch’io ne porto un gran bel ricordo. Mi è particolarmente caro il primo appuntamento, il 4 ottobre 1986, quando ci siamo ritrovati in migliaia, pieni di energia e di speranza, per dire no alla logica delle armi.

L’anno successivo, rieccoci sui gradini dell’anfiteatro per contestare radicalmente il regime dell’apartheid in Sudafrica. Tra i testimoni, Beyers Naudé, ministro boero della Chiesa olandese riformata, estromesso per aver osato criticare il regime razzista sudafricano. E come dimenticare il 1989 con il grido di don Tonino Bello: “In piedi costruttori di pace!”?

Il 1991 è l’anno di un’Arena strapiena che ha raccolto la forza profetica dei messaggi di figure straordinarie quali don Ernesto Balducci e padre David Maria Turoldo (entrambi scomparsi nel 1992), il vescovo brasiliano José Maria Pires, la pacifista guatemalteca Rigoberta Menchú che l’anno dopo avrebbe ricevuto il premio Nobel per la pace. Nel 1993 è il momento della critica all’economia che uccide l’uomo e che dunque va cambiata dalle fondamenta.

Anche se poi si sono perse, queste Arene si sono sedimentate nel cuore della gente e sono diventate un importante riferimento simbolico. Dobbiamo invece renderci conto – ho sempre insistito su questo punto – che il movimento che opera per il cambiamento deve avere momenti pubblici-simbolici in occasione dei quali rilanciare le proprie istanze.

Oggi, grazie a comitato che sta lavorando a Verona, si va aprendo un nuovo ciclo di Arene. Lo scopo fondamentale è rilanciare con forza il movimento unitario della pace, che nelle sue diverse componenti è attivo in campagne di lungo corso, come quella della smilitarizzazione dell’aeroporto di Sigonella in Sicilia, o in quella recentissima contro l’acquisto dei cacciabombardieri F-35.

Senza dimenticare che battersi per la pace e il disarmo significa anche far pace con l’ambiente: pensiamo solo alla cementificazione o al seppellimento dei rifiuti tossici.

Il 25 aprile potrebbe esserci in Arena una figura emblematica: l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per il suo impegno contro l’apartheid in Sudafrica. Darebbe continuità alle Arene.

Partendo dal basso e dall’Arena dobbiamo forzare la politica e il nostro governo ad affrontare sul serio il tema del disarmo. Ne va del futuro della Terra e di tutti noi.

Come nella tradizione delle Arene, il 25 aprile a Verona deve diventare una giornata simbolo per i movimenti che vogliono il disarmo. Ci vuole coesione e capacità di proposta per incalzare la politica.