Giornata mondiale del rifugiato
Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato e, ancora una volta, si riaccendono i riflettori sui dati degli arrivi migranti e delle domande di asilo. Ma, nonostante gli allarmismi, i numeri confermano che non vi è alcuna invasione.

Circa 20 milioni tra rifugiati e sfollati popolano il continente africano. Il verbo “popolano” non è casuale, visto che la maggior parte di queste donne e uomini rimane nei paesi confinanti, se non addirittura nel proprio. La migrazione è spesso intra-continentale, alimentata dal sogno di tornare alle proprie case non appena è possibile. Dei 65,6 milioni di migranti forzati, solo un terzo lascia il proprio continente. Eppure, nell’immaginario collettivo, l’invasione è qui: in Italia e in Europa.

Un immaginario collettivo rafforzato dal racconto mediatico che parla del 2016 come un anno da record, un anno che ha visto sbarcare in Italia oltre 180mila migranti (il record probabilmente sta in quei 5mila in più, visto che erano 176mila l’anno prima) e morire, attraversando il Mediterraneo 5.022 persone (numero che si riferisce ai corpi effettivamente recuperati e che deve quindi essere considerato come una stima per difetto).

Quest’anno, secondo i dati diffusi dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), dal 1° gennaio al 31 maggio sono sbarcate nel nostro paese 60.309 persone (il 26% in più rispetto allo stesso periodo del 2016). Come era di fatto già stato pronosticato, i numeri di coloro che arrivano sono destinati ad aumentare, perché le condizioni geopolitiche non sono cambiate. Nel mentre però, l’Europa continua a litigare su come e chi deve spartirsi le quote di migranti. Il piano di ricollocamento dei profughi, stipulato a settembre del 2015, prevedeva di smistare 160mila persone dall’Italia e dalla Grecia verso altri paesi europei entro settembre. A oggi il numero è fermo a poco più di 20mila.

Per risolvere l’impasse, come soluzione al ritardo gestionale di queste vite sospese, la Commissione europea ha pensato di proporre una riduzione del target inizialmente a 98mila, ora, con un ulteriore ribasso, a 33mila, così da poter essere più credibili in vista di settembre. 

…e la chiamano accoglienza 

Rimane il fatto che, lo scorso anno, poco più di un milione di rifugiati è stato accolto dai paesi dell’Unione europea. In maggioranza da Germania, Francia, Svezia e Regno Unito. L’Europa e i suoi 508,5 milioni di abitanti accoglie poco più di un milione di rifugiati. Numeri che suonano ridicoli se messi a confronto con la top ten mondiale dei paesi accoglienti, in cui non è presente alcun stato europeo. In termini di valore assoluto del contributo economico per abitante, otto dei dieci primi paesi che accolgono rifugiati sono in Africa (Sud Sudan, Ciad, Uganda, Burundi, Niger, Rwanda, Mauritania e Camerun), due in Medio Oriente: Libano e Giordania. Per fare un semplice esempio: noi europei siamo molto lontani dalle proporzioni vissute dal Libano che, con poco meno di 5 milioni di abitanti, accoglie 1 milione e 500mila migranti.

E mentre la Fondazione Ismu racconta che, in questi primi cinque mesi del 2016, le domande di asilo presentate nel nostro paese sono 60mila (a fronte di 60 milioni e 589mila abitanti), con un incremento del 49% in più rispetto agli stessi mesi del 2016, questo stesso periodo conferma il mar Mediterraneo come la tratta più pericolosa: ad oggi, dei 1.854 migranti che hanno perso la vita nel viaggio verso l’Europa, 1.717 sono morti attraversando il Mare Nostrum

Empatia virtuale 

Nel frattempo, la città sede delle politiche europee si allena. Per far finta di essere rifugiato, al Residence Palace di Bruxelles hanno posizionato un camion multimediale che consente di vivere in modo interattivo la vita di un rifugiato che scappa dal Congo orientale. La convinzione che sta dietro questo progetto è che se uno prova sulla propria pelle cosa voglia dire fuggire da quelle situazioni, poi capisce maggiormente chi arriva e chi magari gli cammina vicino. Abbiamo bisogno di un mondo virtuale per capire quello reale, di un camion multimediale che metta in scena una sorta di gioco di ruolo, capace di riuscire a suscitare un po’ di empatia nei confronti dei migranti forzati.

Leggi anche (in inglese) il recente rapporto globale di Unhcr.