PAROLE DEL SUD – LUGLIO/AGOSTO 2018
Comboniani Brasile

Un vescovo della “vecchia guardia” ci raccontava che un giovane padre missionario, arrivato da poco nella sua diocesi nel nord del Brasile, dopo un mese sentì il bisogno di sfogarsi: «Qui non c’è posto per me. I laici fanno tutto…». Per quanto il vescovo cercasse di parlargli di una Chiesa ministeriale e lo invitasse a inculturarsi, il padre tornava a lamentarsi. «Arrivederci – concluse il vescovo –. Realmente questo non è il tuo posto».

Sono passati parecchi anni e di nuovo la Chiesa del Brasile ha sentito la necessità di battere su questo tasto e ha convocato un anno intero di riflessione e conversione sul protagonismo di laici e laiche. Forse perché su questi temi, invece di avanzare, la nostra Chiesa sta indietreggiando.

In parallelo, in agosto, l’America Latina celebra i 50 anni dalla Conferenza di Medellin. Quello di Medellin è stato un messaggio forte per tutti gli «affamati e assetati di giustizia». Ha posto la Chiesa in condizione di esodo, chiamandola a passare da un contesto di oppressione sociale, politica ed economica a una liberazione integrale della persona e della società. L’incontro di tutti i vescovi latinoamericani, nel 1968, ha promosso le Comunità ecclesiali di base (Ceb), ha rilanciato laici e laiche perché assumessero il loro ruolo «sacerdotale, profetico e regale» e ha invitato le Chiese locali a formare Commissioni di giustizia e pace, perché questo impegno diventasse strutturale dentro la Chiesa.

L’anno scorso, proprio a Medellin, papa Francesco ha spiegato meglio: i discepoli missionari «sanno come guardare alla vita, senza miopie ereditarie; guardano con gli occhi e il cuore di Gesù, e solo in seguito giudicano. Sono discepoli che rischiano, agiscono e si impegnano».

Conosciamo molti di questi discepoli, uomini e donne semplici, che nelle comunità di base donano la vita e si mettono in gioco fino in fondo. Celebrano la Parola di Dio alla domenica, nelle comunità che il sacerdote non riesce a raggiungere; coordinano i consigli di comunità e conducono la vita quotidiana della Chiesa locale; visitano gli ammalati e portano loro l’eucarestia.

Eppure, occorre avanzare di più. Laici e laiche hanno “il diritto ad avere doveri” nella Chiesa: il loro lavoro non è un semplice addendo complementare ai compiti del parroco; non sono collaboratori, ma protagonisti di azioni esclusive, che solo loro sanno e possono realizzare. Già nella Conferenza di Puebla si diceva che laici e laiche sono il volto della Chiesa nel mondo, ma anche il volto del mondo nella Chiesa.

In vari casi, però, le malattie della Chiesa li hanno contagiati: alcuni laici si riconoscono nel clericalismo, anzi, lo alimentano, confermando una logica di dipendenza dalle decisioni e dalla “sacralità” della figura sacerdotale. Tutte le strutture gerarchiche, in un certo modo, trasmettono sicurezza, che è una delle dimensioni di cui apparentemente la società spaventata di oggi sente bisogno. La fuga nel clericalismo può soffocare la sfida di nuovi protagonismi e ministeri nella Chiesa.

Ma un nuovo volto della Chiesa è urgente e necessario. Lo stiamo dibattendo anche in vista del Sinodo speciale per l’Amazzonia, il cui cammino è già iniziato. Ne parleremo a settembre!

Medellin
Per l’America Latina è stato realmente un “secondo concilio”. A fine agosto, si realizzerà il Congresso 50 anni di Medellin, nello stesso luogo della Conferenza del ’68. Secondo i vescovi latinoamericani, l’obiettivo è «rilanciare il messaggio di Medellin come un asse portante della Chiesa nel continente».

Papa Francesco
Papa Francesco ha scritto al grande teologo della liberazione, Gustavo Gutierrez, in occasione del suo 90° compleanno. Lo ha ringraziato per il suo servizio teologico e per «tutto il suo sforzo di mettere in questione le nostre coscienze, perché nessuno resti indifferente al problema della povertà e dell’esclusione».