Continua il braccio di ferro tra Rajoelina e Ravalomanana
Il generale che ha imposto un ultimatum per la fine della crisi è stato costretto alle dimissioni. Il nuovo capo di Stato Maggiore afferma che non osserverà gli ordini del presidente. Intanto domani è prevista la ripresa del dialogo tra governo e opposizione, boicottata da Rajoelina.

Situazione in continua evoluzione in Madagascar, dove mercoledì il capo di Stato Maggiore, il generale Edmond Rasolomahandry, nominato capo dell’esercito il mese scorso dal presidente Marc Ravalomanana è stato costretto alle dimissioni dagli stessi vertici militari. La decisione è stata presa senza consultare il presidente malgascio, che in base alla legge è l’unico che può nominare il capo dell’esercito.

Il ruolo è stato affidato al colonnello André Ndrianarijaona, che ha guidato l’ammutinamento, sabato 7 marzo, dei soldati di una delle più importanti basi strategiche militari, ad Antananarivo.

Con una cerimonia organizzata in tutta fretta, Ndrianarijaona ha assunto il comando, affermando di controllare ormai tutto l’esercito del Madagascar, che sarebbe, a suo dire, tutto compatto dalla sua parte, e annunciando che gli ordini di Ravalomanana non verranno più recepiti.

Il cambio di guardia arriva a meno di 24 ore dall’ultimatum che Rasolomahandry aveva lanciato a opposizione e governo perché si trovasse una soluzione alla crisi politica entro venerdì. Un’iniziativa che in vista della riapertura del tavolo negoziale tra le parti prevista per domani, aveva ridato speranza alle prospettive di trovare una soluzione alla crisi: poche ore dopo l’annuncio Ravalomanana aveva riconosciuto i propri errori nella gestione delle proteste e si era detto pronto al dialogo. Un’iniziativa che però non è piaciuta all’esercito.

Il clima di scetticismo che accompagna la ripresa dei negoziati, che si svolgono sotto la mediazione delle Nazioni Unite, è motivato anche dall’annuncio di Rajoelina, che ha deciso di boicottare l’incontro.

Per approfondire:
Madagascar: scenario incerto, 2/02/2009