Economia in bianco e nero – maggio 2016
Riccardo Barlaam

Riso, latte, carne al posto di kalashnikov, aerei e carri armati. Nel 2015 le spese militari mondiali sono aumentate dell’1% – è la prima volta che accade negli ultimi 3 anni – soprattutto a causa delle tensioni crescenti tra Cina e paesi vicini e la conseguente spinta al riarmo. Il bollettino di guerra è certificato, come al solito, dal rapporto annuale del Sipri (Stockholm international peace research institute).

Nel mondo, lo scorso anno, sono stati spesi 1.676 miliardi di dollari in armamenti. Stati Uniti, Cina – balzata al secondo posto – Russia, Francia e Germania sono i principali produttori (l’Italia è all’ottavo posto).

I “mercati” di sbocco delle loro merci di morte sono quelli che sentite alla cronaca degli esteri, alla voce guerre, conflitti, paesi autoritari. Non ci vuole molta fantasia: Medioriente, Asia, la lontana Australia e l’Africa che, però, è più in alto di fatto in questa classifica per una ragione semplice: le statistiche registrano solo gli scambi ufficiali di armi e armamenti, ma non il flusso illegale di esportazioni di armi leggere, quello che riguarda in gran parte il continente nero e i suoi tanti conflitti d’area dimenticati.

L’istituto di ricerca svedese conclude il suo rapporto con una percentuale che, come dire, spiazza un po’ il lettore. I numeri, si sa, sono freddi. Ma danno l’idea di un fenomeno. Hanno il pregio di fotografare una situazione. Così, secondo il Sipri, nel migliore dei mondi possibili, basterebbe il 10% della spesa militare mondiale annua per coprire tutti i costi previsti dai nuovi Obiettivi Onu del millennio per eliminare fame e povertà entro il 2030.

La spesa per le armi, secondo i dati ufficiali che non tengono appunto conto del “nero”, ha registrato l’incremento maggiore in Asia e Oceania (+5,4%) e nel Medioriente martoriato da autoritarismo e guerre intestine (+4,1%). Cina e Australia hanno un programma di modernizzazione dei loro apparati. India e Vietnam, Indonesia, Filippine e Giappone, invece, comprano molte più armi del passato, nel tentativo di fronteggiare lo strapotere di Pechino.

Capitolo Medioriente: i dati relativi ad alcuni paesi arabi non ci sono o non sono completi o non sono comparabili con quelli ufficiali: quindi la percentuale è probabilmente superiore. L’Arabia Saudita e l’Egitto sono i principali acquirenti di armi, soprattutto da Russia e Francia.

Africa. Le importazioni ufficiali verso il continente sono aumentate del 19%.  Algeria, Marocco e Uganda sono i principali acquirenti, impegnati in programmi pluriennali di riarmo o di ammodernamento della flotta marina o terrestre. Il buco nero dell’Africa subsahariana, ai primi posti nel mondo per fame e povertà (si veda l’Indice globale della fame), è anche quello dove in percentuale si spende di più, perché nel 2015 gli stati dell’area subsahariana hanno assorbito il 41% del totale delle importazioni ufficiali di armi dal continente. Più i traffici illegali dei mercanti di morte, che non rientrano nella classifica svedese. I primi posti di questa tremenda classifica significano zone calde dove si compatte, si difende.

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