I vescovi togolesi della locale conferenza episcopale

«Cari figli e figlie del Togo e voi tutti, uomini e donne di buona volontà.

Nel bel mezzo della tempesta, come ci racconta il vangelo di Marco, mentre la barca in cui si trovava con i suoi discepoli era violentemente sballottata dalle onde, Gesù sembrava dormire tranquillo a poppa steso sui cuscini. Stupiti di un simile comportamento del loro Signore, i suoi discepoli lo svegliano gridando: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38).

È il grido di angoscia che lanciano migliaia di nostri concittadini di fronte al silenzio apparente dei vescovi che sembrano essere indifferenti alla drammatica e turbolenta situazione che sta vivendo il nostro paese e alle interpellanze che sgorgano dai cuori straziati dei suoi figli.

Da quando infatti la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha proclamato i risultati provvisori dell’elezione presidenziale del 22 febbraio 2020, è sorta una viva tensione in seno alla popolazione. In questo clima di malessere e di confusione – causato soprattutto dalla mancanza di fiducia delle popolazioni nell’organizzazione dello scrutinio e dai risultati provvisori proclamati –, si sta assistendo a un braccio di ferro tra i due campi che rivendicano la vittoria. Una situazione che era certamente prevedibile.

Prima delle elezioni, la Conferenza dei vescovi del Togo aveva raccomandato «ai cittadini e alle cittadine che si recheranno alle urne di usare del diritto di voto nella pace e nel rispetto…». Aveva inoltre esortato «tutte le istituzioni coinvolte nel processo ad assumere il loro ruolo nella trasparenza, la giustizia, la verità e il rispetto della missione che era loro affidata affinché non fosse macchiata né da frodi né da alcuna violenza». Al tempo stesso aveva manifestato la propria sorpresa e la propria indignazione di fronte al rifiuto opposto dal ministero dell’amministrazione territoriale alla domanda di accredito presentata dal Consiglio episcopale per la giustizia e la pace: rifiuto che agli occhi dei vescovi era motivato da ragioni assolutamente contestabili.

I vescovi ricordano che la presenza degli osservatori della società civile a fianco degli organizzatori istituzionali aveva lo scopo di accrescere la fiducia degli elettori nella credibilità e nella sincerità dei risultati del loro voto.

A proposito di quanto avvenuto sul terreno, si può dire che l’elezione presidenziale del 22 febbraio 2020 nel suo insieme si è svolta in un clima relativamente pacato. Non si può dire altrettanto invece, con la mano sulla coscienza, di ciò che riguarda la trasparenza e l’equità dello scrutinio. È in questo contesto molto spiacevole che la Conferenza dei vescovi del Togo rivolge questo messaggio ai fedeli e a tutte le persone si buona volontà.

Al fine di risolvere la crisi e restaurare la fiducia, la Conferenza dei vescovi esorta i diversi protagonisti e le istanze del processo elettorale a operare pacificamente per ristabilire la verità delle urne.

Dalla proclamazione dei risultati provvisori, prima Conferenza dei vescovi del Togo non è rimasta inattiva di fronte alla situazione di monsignor Philippe Fanoko Kpodzro. Non ha abbandonato il vescovo, loro fratello maggiore, alla sua «triste sorte», come a torto ritengono alcuni fedeli. Nella discrezione, la Conferenza era piuttosto in concertazione in particolare con la Nunziatura apostolica, per trovare la soluzione più appropriata.

Contrariamente a quanto affermano certi messaggi pubblicati sul social, i vescovi non hanno ricevuto né automobili né alcun altro regalo da chiunque, per mutilare la loro libertà di apprezzamento e la loro libertà di espressione.

Tuttavia, la Conferenza dei vescovi, in quanto istituzione della Chiesa, non poteva far appello alla marcia del 28 febbraio. Non poteva esporre i manifestanti al rischio di una eventuale repressione. Questo nostro prendere posizione, comunque, non costituisce per nulla un sconfessione dell’iniziativa coraggiosa di mons. Kpodzro, in favore di una causa che il suo cuore di pastore ritiene giusta.

La Conferenza dei vescovi denuncia il blocco imposto alla residenza di monsignor Kpodzro, tanto più che questa misura è non solo un attentato grave alla sua libertà di movimento, ma impedisce anche il buon funzionamento dell’attiguo centro di salute. I vescovi deplorano che a dei preti sia stato impedito di celebrare l’eucaristia nella cappella del Centro di salute per le religiose, il personale di servizio e i malati.

Costernati, i vescovi hanno visto le violenze perpetrate, venerdì 28 febbraio, all’interno del Collège Saint Joseph, una scuola media-superiore cattolica, dove si erano rifugiate le persone disperse dalle forze di sicurezza. Condanniamo con senso di profonda indignazione queste intrusioni abusive negli spazi privati e sacri della Chiesa, e chiediamo il rilascio di quanti sono stati interpellati in quelle condizioni.

Infine, la Conferenza dei vescovi invita ogni figlio e figlia del nostro paese, i fedeli cattolici in particolare, a pregare e a operare per la pace nella verità e nella giustizia. Li esorta a evitare ogni provocazione e ogni violenza, conservando la fede in Dio che di certo ci aiuterà a venir fuori da questa tempesta che scuote il nostro paese».

Lomé, 1° marzo 2020