Geopolitica
Ieri alla Farnesina i rappresentanti di 52 governi africani si sono riuniti assieme al governo italiano, per la prima Conferenza ministeriale Italia-Africa. Si è parlato di terrorismo, migrazioni, cooperazione economica e sviluppo sostenibile, ma anche dell'appoggio per la candidatura italiana al seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

L’Italia ha deciso di puntare sull’Africa, questa è l’ambizione che il governo ha ufficializzato ieri con la 1a Conferenza ministeriale Italia-Africa. L’incontro, che si è tenuto alla Farnesina, ha coinvolto 52 paesi africani e ha visto la presenza italiana ai massimi livelli istituzionali col presidente Sergio Mattarella che ha aperto i lavori e il premier Matto Renzi che, più che trarre le conclusioni, ha esplicitato le ragioni per le quali l’Italia intende investire economicamente e politicamente nel continente.

Appoggio in vista di giugno
Sullo sfondo è rimasto uno degli obiettivi più immediati della politica estera italiana: ottenere l’appoggio dei paesi africani alla candidatura dell’Italia alla prossima elezione (che si terrà il prossimo 28 giugno) di cinque dei 10 membri non permanenti (si rinnovano ogni due anni) del Consiglio di sicurezza da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’Italia ne aveva già fatto parte nel periodo 2006-2008, e avrà come dirette concorrenti Svezia e Olanda.
L’unico degli africani a parlarne pubblicamente è stato il ministro degli Esteri del Togo che ha detto ciò che tutti sanno: è una questione di «do ut des». E sarà soprattutto la diplomazia bilaterale a giocarsi questa partita.
Ma che cosa ha l’Italia da offrire all’Africa?  Alla Conferenza non sono state messe in campo cifre, ma “il sistema paese”, quindi il pubblico ma soprattutto il privato. Per questo la parte italiana era rappresentata non solo da diversi ministeri, ma anche dalle imprese, mentre una quindicina erano le istituzioni internazionali intergovernative presenti.

Parola d’ordine: “Sostenibilità”
Il filo conduttore della Conferenza è stato la sostenibilità, declinata attraverso 4 temi che hanno dato luogo ad altrettanti gruppi di lavoro, a porte chiuse: la sostenibilità economica, ambientale, migratoria, e quella della pace e della sicurezza.
Nella sessione plenaria, di carattere generale, le migrazioni hanno tenuto banco in modo particolare negli interventi di Mattarella, del ministro degli Esteri Gentiloni e di Renzi.  Sotto i riflettori ovviamente c’è il Migration Compact, il pacchetto di proposte che l’Italia vuole portare al Consiglio dell’UE per dare «una risposta globale ad un fenomeno globale», come ha detto Mattarella.
La questione affrontata nell’ apposita sessione, è stata citata anche dalla presidente del Consiglio dell’Unione Africana, la sudafricana Dlamini-Zuma, e da alcuni interventi che hanno chiesto chiarimenti in proposito. 

Interesse italiano
Da ciò e in particolare dai documenti preparatori, emerge l’aspetto più intrigante: perché l’Italia ha deciso di guardare all’Africa? Le ragioni sono molteplici: il continente è in piena espansione demografica, ha un potenziale di crescita economica e sociale molto elevato, soprattutto se riferito alle risorse naturali. Un continente ricco dove la gente è povera ma che potrebbe, anche con l’aiuto esterno, e in un contesto di sicurezza, colmare progressivamente questa distanza. L’Italia è il 6°-7° partner economico dell’Africa, ma potrebbe aspirare ad un ruolo maggiore.
Ma soprattutto l’Africa è in testa alle preoccupazioni italiane per ciò che riguarda le migrazioni, Proprio dalle sue coste mediterranee partono i flussi verso l’Italia, e 2 milioni di africani si sono già spostati in Europa tra il 2010 e il 2015. Le zone di instabilità, per guerre e soprattutto terrorismo, rischiano di coinvolgere facilmente lo stivale per via della prossimità geografica.
L’acceso attivismo italiano non è una novità. Renzi ha rivendicato i suoi tre viaggi africani (in otto paesi), quello di Mattarella, compiuti neglim ultimi anni, e il fatto di essere stato il premier a visitare alcune nazioni per la prima volta. Segno quindi di una volontà precisa della leadership italiana. Il presidente del consiglio è stato anche l’unico ad affrontare il tema del “passato” (coloniale, mai citato), ma lo ha fatto per rimuoverlo immediatamente con uno dei suoi estrosi giochi di parole: «l’Italia non ha nostalgia del passato, ma ha nostalgia del futuro».
Se rimangono tutti i dubbi sulla capacità di dare concretezza e soprattutto risorse all’immensa ambizione italiana, un significativo richiamo alla realtà e a soluzioni più concrete da realizzare se solo ci fosse la volontà, è venuto dall’intervento dell’ambasciatore sudafricano: «i flussi finanziari illeciti in Africa assommano a 50-60 miliardi di dollari all’anno, basterebbe intercettarli per dare vigore alla crescita del continente».