A Roma la gioia della lotta dei Movimenti popolari - Nigrizia
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Le parole del pontefice che li ha incontrati: «La Chiesa deve essere con voi»
A Roma la gioia della lotta dei Movimenti popolari
Si è appena concluso il quinto incontro di attivisti da tutto il pianeta, nel segno del cammino fatto con papa Francesco
25 Ottobre 2025
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 7 minuti
Lo striscione che ha aperto il corteo di Roma dei Movimenti popolari

Oltre 200 rappresentanti dei Movimenti popolari dei vari continenti sono convenuti a Roma in Giubileo dal 21 al 24 ottobre per celebrare il loro 5° incontro mondiale 11 anni dopo il primo nel 2014, voluto e presieduto allora da papa Francesco.

L’assemblea mondiale si è svolta in un luogo al tempo stesso peculiare e simbolico: la sede dello Spin Time lab, un edificio del quartiere romano dell’Esquilino occupato da anni a fini abitativi e sociali da circa 150 famiglie, per lo più di immigrati. Sono oltre 400 le persone in condizioni di emergenza che vi si sono stabilite. 

I lavori del convegno e le proposte concrete da attuare sui territori al rientro nei paesi di origine sono stati raccolti nell’ottica di fare un documento finale che verrà poi tradotto in varie lingue. 

L’incontro con papa Leone XIV

Ma la grande sorpresa per tutti i partecipanti ai lavori, membri di chiese e religioni diverse così come laici appartenenti a movimenti e organizzazioni sociali di varia provenienza, è stato l’incontro con papa Leone XIV in Vaticano. Un momento in cui il santo padre ha pronunciato per molti “il discorso finora più potente e intenso” del suo pontificato. Leone XIV ha voluto assicurare con le sue parole il sostegno della Chiesa alle richieste delle “periferie”. 

E nella sorpresa generale, ma soprattutto di chi si attendeva dal papa solo vaghe dichiarazioni di solidarietà e vicinanza, Leone XIV ha pronunciato parole di fuoco nella denuncia dei mali del nostro tempo: «La terra, la casa e il lavoro – ha detto il papa – sono diritti sacri; vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire ‘Ci sto!’,‘sono con voi’!».

Un discorso memorabile 

«La Chiesa deve essere con voi – ha proseguito il pontefice – : una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!».

Il papa ha voluto sottolineare il fatto che attivisti di movimenti popolari di base si siano mossi da un “centro sociale” accogliendo l’invito a incontrarsi con il pontefice nel centro universale della Chiesa. 

Aprendo il suo intervento col fare memoria di Leone XIII, il papa ha detto «per la prima volta e con assoluta chiarezza Leone XIII sostenne che le lotte quotidiane per la sopravvivenza e per la giustizia sociale erano di fondamentale importanza per la Chiesa».

Si deve reagire, secondo papa Leone, «a un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà». E ancora: «Alla globalizzazione dell’impotenza dobbiamo iniziare ad opporre una cultura della riconciliazione e dell’impegno».

Parole che sembrano un vero e proprio appello a politici e detentori del potere, a cui Leona XIV ha aggiunto una denuncia contro i poveri visti come un «un danno collaterale». 

Il papa ha poi proseguito: «Oggi l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Finché i problemi dei poveri non saranno risolti in modo radicale, rifiutando l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e affrontando le cause strutturali della disuguaglianza, non si troverà alcuna soluzione ai problemi del mondo o, per meglio dire, a nessun problema. La disuguaglianza è la radice dei mali sociali».

E ha aggiunto: «I dinamismi del progresso vanno sempre gestiti attraverso un’etica della responsabilità, superando il rischio dell’idolatria del profitto e mettendo sempre l’uomo e il suo sviluppo integrale al centro. Poiché condividiamo tutti la stessa umanità, dobbiamo assicurarci che le “novità” della nostra epoca siano gestite in modo adeguato».

Un punto questo, che il papa ha voluto approfondire,, sostenendo che «la gestione delle novità tecnologiche e informatiche non dovrebbe rimanere nelle mani delle élite politiche, scientifiche o accademiche, ma dovrebbe invece riguardare tutti noi».

«Come il mio predecessore Francesco – ha detto il pontefice -, credo che le vie giuste oggi partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali». 

Il corteo di musica e colori che ha attraversato la Capitale 

L’incontro con il santo padre è stato preceduto da un colorito pellegrinaggio verso il Vaticano degli attivisti dei Movimenti popolari.

Guidati da don Mattia Ferrari e dal fondatore di Mediterranea, Luca Casarini, i 200 attivisti hanno attraversato l’affollato centro della capitale in un corteo danze e canti in lingue diverse, aperto da un variopinto striscione che in lingua spagnola (la lingua “nativa” dei movimenti popolari, che in America Latina si sono organizzati per la prima volta con queste modalità diversi anni fa) recitava: “bienvenido V° EMMP – tierra, techo, trabajo”.

Sulle strade che da Spin Time Lab conducono a piazza San Pietro, chitarre, ritmi africani, battiti di mani, applausi, cori: “¡Viva la lucha de los pueblos!”. L’Aula Paolo VI ha poi ospitato un vero crogiolo di culture e lingue diverse. Tra i presenti molti contadini, persone che si dedicano al riciclo informale, pescatori, sarte, artigiani, lavoratori umili di ogni parte del mondo, accompagnati da sacerdoti e rappresentanti delle Chiese locali delle loro comunità. 

L’udienza con papa Leone ha costituito a dire di tutti i partecipanti una evidente conferma e una sorta di inattesa e sorprendente sintesi di tutte le tematiche affrontate nei giorni del convegno.

Il cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, organizzatore dell’intero evento con don Mattia Ferrari, cappellano di bordo della nave Mediterranea Saving Humans, ha aperto l’incontro in Aula Paolo VI ringraziando il pontefice per l’invito e per l’incoraggiamento dato ai membri dei movimenti affinché si sentano al cuore del pensiero della Chiesa.

Il cardinal Czerny ha fatto memoria del profondo legame di Papa Leone XIV con i poveri, fin dagli anni della sua giovinezza a Chicago, e poi come missionario in Perù e come Superiore generale degli agostiniani.

Don Ferrari: «Rendiamo possibile un altro mondo»

Don Mattia Ferrari, dal canto suo, ha aggiunto che «i Movimenti popolari sono formati in gran parte da esclusi e oppressi che si organizzano per lottare contro le ingiustizie e praticare la solidarietà».

«Essi rendono possibile un altro mondo – ha affermato il sacerdote -, costruendolo con umiltà e perseveranza a partire dalla vita concreta e dalle comunità sui territori». Facendo memoria di papa Francesco, il sacerdote ha concluso: «Francesco aveva voluto estendere questo percorso alla Chiesa universale, perché sapeva che la società, la politica, l’economia e anche la Chiesa devono ascoltare e coinvolgersi con i Movimenti popolari per rendere il mondo davvero umano, solidale e fraterno».

La testimonianza di Guadalupe 

Guadalupe, un’immigrata messicana venditrice ambulante nelle strade di New York, ha parlato a nome di tutti i partecipanti per ringraziare il Papa e rinnovare l’impegno dei Movimenti popolari, ricordando coloro «a cui è stata tolta la vita per aver difeso i sacri diritti alla terra, alla casa e al lavoro».

“Veniamo carichi di dolore – ha detto Guadalupe -, con i gridi di sofferenza dei nostri popoli e della nostra casa comune. Ma viviamo anche una resistenza piena di speranza, perché crediamo nel valore della solidarietà e delle alleanze fraterne.

Non vogliamo far parte della narrativa della ‘globalizzazione dell’impotenza’: il nostro impegno, per quanto umile, trasforma le realtà di sofferenza», ha aggiunto la giovane invocando una cultura della pace e della non violenza e citando lo stesso pontefice quando dalla Loggia delle Benedizioni il giorno dell’elezione aveva proclamato: «Desideriamo il sogno condiviso di una pace disarmata e disarmante». 

Concludendo, la rappresentante ha ribadito il sogno e l’aspirazione dei Movimenti popolari: «Celebriamo la visione di un mondo in cui nessuno viva senza cibo né acqua, nessuna famiglia senza casa, nessun lavoratore rurale senza terra, nessun operaio senza diritti, nessun popolo senza sovranità, nessun individuo senza dignità, nessun bambino senza infanzia, nessun giovane senza futuro, nessun anziano senza una vecchiaia vissuta con dignità».

Gli attivisti hanno poi chiuso le sessioni ufficiali di lavoro con una celebrazione finale di preghiera comunitaria definita in Brasile “Mistica”, con canti, preghiere spontanee e simboli di solidarietà e benedizione. In attesa delle linee operative concrete dell’immediato e del futuro che aspettano adesso le migliaia di esponenti dei Movimenti popolari, da Roma a tutto il resto del mondo. 

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