Il genocidio non si tocca
Presa di posizione dei parlamentari rwandesi contro il documentario Rwanda’s Untold Story. L’accusa è di negazionismo.

La BBC non deve più trasmettere in Rwanda. Perché nega il genocidio del 1994. Lo hanno intimato i parlamentari rwandesi all’emittente britannica, rea di aver mandato in onda, il 1° ottobre, un documentario dal titolo Rwanda’s Untold Story (La storia del Rwanda mai raccontata), in cui ricostruisce quelle vicende addossando responsabilità anche la Fronte patriottico rwandese (il partito oggi al potere) e usa toni assai critici nei confronti del presidente Paul Kagame (foto).

I parlamentari chiedono al governo che sia tolta all’azienda radiotelevisiva pubblica la licenza che le consente di diffondere i suoi programmi in Rwanda. Chiedono inoltre che sia avviata un’azione legale e reclamano pubbliche scuse.

La BBC non batte ciglio e replica che «il programma ha apportato un contributo prezioso alla comprensione della storia tragica del paese e della regione. Il genocidio in Rwanda solleva problemi dolorosi, ma la BBC ha il dovere di indagare su temi difficili ed esigenti».

Il fuoco di fila contro la BBC era già stato avviato lo scorso 12 ottobre da una lettera aperta di studiosi, osservatori e giornalisti, che si sono occupati in questi anni del genocidio (in tre mesi furono uccisi 500mila rwandesi, in gran parte di etnia tutsi e hutu moderati). La lettera, inviata al direttore della BBC Tony Hall, afferma che il documentario distorce la realtà e «appanna la meritata reputazione della BBC per il giornalismo oggettivo ed equilibrato».

Già nel 2009 i programmi radio della BBC trasmessi in kinyarwanda, la lingua nazionale, erano stati sospesi per due mesi dalle autorità. La critica all’emittente era di dare la parola ai «negazionisti» e di mettere in pericolo la riconciliazione nazionale.

Nigrizia in questi anni è entrata più volte nel merito delle vicende connesse al genocidio, cercando di evidenziare gli interessi, gli errori e le inerzie che lo anno reso possibile. Ha anche sollevato dubbi e perplessità su talune ricostruzioni delle circostanze che hanno innescato la mattanza (prima di tutte, l’abbattimento dell’aereo di presidente Habyarimana il 6 aprile 1994). Soprattutto Nigrizia ha sempre sostenuto che la riconciliazione del paese non può essere gestita da una dittatura che fonda il suo potere su una gestione a senso unico della memoria del genocidio.

La reazione dei parlamentari rwandesi non ci meraviglia. È in linea (non potrebbe non esserlo) con il pensiero e la prassi di Kagame. Che infatti non tollera la libertà di stampa come non tollera una qualsiasi forma di opposizione politica al suo regime.