Rwanda / Genocidio

Migliaia di rwandesi fuggiti dal loro paese prima del 1998 e rifugiati in particolare in Uganda, Zambia e Congo-Brazzaville, perderanno il loro status alla fine di quest’anno. Tra questi vi sono vittime del genocidio del 1994 – quando più di mezzo milione di persone, per lo più tutsi, furono massacrati dagli hutu -, ma anche dei successivi e meno conosciuti massacri, avvenuti nei campi profughi della Repubblica democratica del Congo nel 1996 e 1997, che un rapporto Onu del 2010 attribuisce a truppe rwandesi (tutsi) inviate dal nuovo regime di Kigali ad uccidere, per vendetta, decine di migliaia di hutu.

Il governo rwandese oggi sostiene che non ci sia più motivo per i propri cittadini di vivere come rifugiati, all’estero. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che ha sostenuto e incoraggiato per quasi un decennio il rientro, ha assicurato che non abbandonerà queste persone, per le quali sono previsti programmi di integrazione locale o il mantenimento dello status per coloro che ne fanno richiesta.

L’Unhcr evidenzia il fatto che 3,5 milioni di rwandesi sono già tornati nel loro paese. Le rassicurazioni hanno però scarso effetto sulle organizzazioni dei rifugiati, intimorite dalla carenza di tutele dei diritti umani in Rwanda, denunciate anche in diversi rapporti di organizzazioni indipendenti su ripetuti casi di detenzioni arbitrarie, omicidi e sparizioni forzate. Recentemente un rapporto di Human Rights Watch riportava proprio casi di tortura ai danni di rimpatriati dalla vicina Rd Congo. (Rfi)

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