Rwanda / Genocidio

Si è aperto ieri a Parigi il processo contro Octavien Ngenzi e Tito Barahira, accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra per il massacro dei tutsi a Kibungo, nell’est del Rwanda durante il genocidio del 1994.

I due, rispettivamente di 58 e 64 anni erano due uomini potenti del comune di Kabarondo. In quel periodo ricoprivano i ruoli di sindaco e vice-sindaco e sono accusati di aver avuto una partecipazione diretta nel genocidio.

Il 13 aprile del 94 in questa città rurale del Rwanda orientale da loro guidata vennero uccisi centinaia di tutsi nella piazza del mercato e all’interno di una chiesa in pochissime ore. I due uomini “avrebbero potuto calmare la gente e riportarla alla ragione – ha affermato Alain Gauthier, presidente del Collettivo delle parti civili per il Rwanda -, invece , come in questo caso, hanno incoraggiato gli omicidi e agito in prima persona radunando le vittime con l’inganno della protezione nelle chiese per poi compiere il massacro”.

Ci sono ben 50 testimoni che verranno chiamati a raccontare i fatti di fronte ai giudici. È il secondo processo in Francia contro persone accusate di aver preso parte allo sterminio, il primo è avvenuto 2 anni fa. A differenza di allora, quando aprocesso era finito Pascal Simbikangwa, il primorwandese condannato per genocidio in Francia, questa volta non sono le “menti” della strage sotto accusa, ma attori veri e proprio del massacro.

All’epoca dei fatti il governo di Parigi sosteneva il governo hutu e i suoi soldati furono accusati di non aver fatto abbastanza per fermare il massacro.

I due accusati, arrestati e imprigionati in Francia non sono mai stati estradati in Ruwanda. In loro assenza, nel 2009, i tribunali del popolo, i cosiddetti “gacaca”, li hanno già condannati all’ergastolo. (Rfi)