Rwanda

Paul Kagame, presidente del Rwanda, ha annunciato che si candiderà a un terzo mandato alle elezioni del 2017, dopo che il 18 dicembre un referendum ha avallato la riforma costituzionale che elimina il limite di due mandati.  Critiche erano arrivate da parte di Stati Uniti e Unione Europea che avevano più volte esplicitamente invitato Kagame a non ripresentarsi per una terza volta.

“Mi avete chiesto di guidare il paese dopo il 2017”, ha dichiarato Kagame nel messaggio per il nuovo anno, “data l’importanza che attribuire a questo tema, posso solo accettare”. La riforma costituzionale approvata dal 98,4% dei votanti è stata definita dal Capo di Stato 58enne “meritevole e saggia”, nonostante le critiche di Ue e Usa

In base alle nuove regole, Kagame potrebbe guidare il paese fino al 2034. Potrà ripresentarsi nel 2017 e, secondo il nuovo testo, sarà a quel punto autorizzato a ripresentarsi di nuovo – a partire dal 2024 – per due nuovi mandati di 5 anni come previsti dall’articolo 101 della carta ritoccato.

Eletto in modo plebiscitario nel 2003 e nel 2010, l’esponente di etnia tutsi governa il Rwanda da quando con le sue forze ha messo fine al genocidio del 1994, costato 800.000 morti.

L’opposizione è molto debole in Rwanda ed è stata schiacciata in questi ultimi tempi. Formalmente esiste un’opposizione ma di fatto sono il presidente e il suo partito a dominare la scena politica.

Nono sono mancate le reazioni della comunità internazionale. Gli Stati Uniti, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, si sono detti “profondamente delusi” dell’annuncio della ricandidatura.

Il Rwanda, insieme all’Etiopia, è stato negli ultimi anni uno dei pilastri della politica statunitense, nell’Africa, soprattutto nell’Africa orientale. Per Washington perdere un alleato così importante potrebbe dire andare incontro a delle difficoltà in quest’area che è particolarmente delicata. (Reuters)

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