Rwanda

Dopo quasi una settimana nella quale si è accentuata la pressione della stampa internazionale sulla presunta scomparsa dell’oppositrice rwandese Diane Shima Rwigara, la polizia di Kigali ha comunicato ieri d’aver arrestato la donna, con l’accusa di falsificazione e frode fiscale. Assieme alla 35enne, gli agenti hanno reso noto d’aver trattenuto anche la madre e la sorella. Le tre donne “sono accusate di evasione fiscale e Diane Rwigara è accusata anche di aver usato documenti falsi per la raccolta delle firme necessarie alla sua candidatura presidenziale”, ha detto il portavoce della polizia, Theos Badege, aggiungendo che l’arresto è stato effettuato su mandato del procuratore.

All’inizio di quest’anno, le autorità elettorali hanno impedito a Rwigara di candidarsi alle presidenziali di agosto – vinte dal presidente Paul Kagame con il 98,8% dei consensi – perché la politica non avrebbe raggiunto il numero minimo di firme a suo sostegno e perché alcune di esse risultavano appartenere a persone defunte. Rwigara ha sempre negato le accuse.

Il 29 agosto la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione della donna. Durante la perquisizione ha sequestrato i telefoni portatili, i compuiter e 130.000 dollari in contanti.

Ieri Diane Rwigara ha affermato di essere stata tenuta in condizione di arresto domiciliare prima dell’azione di polizia di lunedì. L’allarme per la sua “scomparsa” è stata lanciato una settimana fa dal fratello Aristide che vive negli Stati Uniti, dopo che lei, la madre, la sorella e due fratelli erano irraggiungibili al telefono.

Secondo la polizia, invece, le donne erano state portate alla stazione di polizia per essere interrogate, ma sarebbero poi state lasciate in libertà la sera stessa. Resta da capire allora il perché del silenzio della famiglia Rwigara, che per una settimana si è astenuta dal negare pubblicamente la tesi della sua scomparsa. (Reuters / Jeuneafrique)