In Kenya il Saba Saba Day, che cade il 7 luglio (saba significa sette in kiswahili), è una data iconica. Ricorda il 7 luglio del 1990, quando i kenyani riempirono le strade del paese per chiedere elezioni libere e la fine di gravi violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime autocratico del secondo presidente, Daniel Arap Moi.
La mobilitazione portò a cambi nella Costituzione e ad elezioni multipartitiche nel 1992, ma il regime di Moi fu archiviato definitivamente solo dieci anni dopo, nel 2002, quando finì il suo secondo mandato e, secondo la Costituzione, non gli fu possibile presentarsi per il terzo. Il suo partito perse le elezioni, le prime libere dall’indipendenza. Divenne presidente Mwai Kibaki, esponente dell’opposizione.
Il Saba Saba Day è diventato una ricorrenza annuale, con lo scopo di sottolineare la costante richiesta di democrazia, rispetto dei diritti umani, trasparenza nei rapporti dei cittadini con le istituzioni, contenimento del costo della vita.
Ogni anno lo spirito della giornata si coniuga con la situazione del paese e prende accenti differenti, ma rimane un momento di confronto con il potere.
Le vittime del 25 giugno
Quest’anno il Saba Saba Day è caduto durante una grave crisi di credibilità del potere politico e delle forze di sicurezza, all’indomani delle manifestazioni del 25 giugno per ricordare i giovani della Gen Z, vittime della mobilitazione contro la legge di bilancio dell’anno scorso che si è trasformata in dura opposizione al presidente in carica, William Ruto.
Il 25 giugno scorso negli scontri con le forze dell’ordine e, è ormai assodato, con persone pagate per creare caos – quelli che in Kenya chiamano “goons”, termine che potrebbe essere tradotto con “sgherri prezzolati” – si sono avuti 16 morti, secondo gli ultimi dati diffusi dalle organizzazioni della società civile, decine di feriti e molti arrestati.
La politica dello scontro
Il governo, anche ieri, ha scelto lo scontro. Gli avvenimenti della giornata, diffusi in diretta dai maggiori mezzi d’informazione, purtroppo non lasciano dubbi. Il bilancio è ancora una volta, pesantissimo: 31 morti, almeno 107 feriti, 532 arrestati e almeno 2 sparizioni forzate, denuncia la Commissione per i diritti umani del Kenya (KHRC).
Sono dati ancora incompleti, anche perché i maggiori disordini si sono avuti fuori dal centro di Nairobi, nei suoi quartieri periferici, nelle cittadine della cintura e nelle zone urbane di 17 contee, luoghi da cui le notizie non affluiscono immediatamente.
Licenza di uccidere
Dopo i gravi fatti del 25 giugno la tensione era ancora cresciuta. Il ministro degli Interni, Kipchumba Murkomen, in un discorso alla polizia, aveva invitato gli agenti a usare le armi di cui erano dotati, sollevando un’ondata di biasimo e insistenti richieste di dimissioni.
Il presidente William Ruto si era congratulato con le forze dell’ordine per come avevano controllato la piazza. Morti e feriti erano considerati evidentemente un danno collaterale.
Repressione e intimidazione
Domenica 6 luglio “state hired goons” (sgherri pagati dallo stato) dice in un comunicato la Commissione per i diritti umani del Kenya, avevano attaccato i suoi uffici durante una riunione.
Domenica era stato cancellato all’ultimo momento il treno notturno per Nairobi, in partenza da Mombasa alle 10 di sera. Motivi tecnici, la ragione ufficiale. Ma diversi organi di stampa avanzano ragioni diverse.
Secondo The Standard, il treno era stato prenotato da centinaia di giovani che avevano partecipato ad un festival sulla costa, a Diani, dove l’opposizione al governo era stata espressa a gran voce. Secondo la supposizione dell’articolo, si temeva la loro partecipazione alla dimostrazione programmata per il giorno seguente nella capitale.
Il tentativo di impedire le manifestazioni è andato anche oltre.
La capitale “sotto assedio”
Nel giorno del Saba Saba, Nairobi si è svegliata quasi “in stato di assedio”. Tutte le strade che portano al centro erano chiuse da blocchi stradali pesantemente presidiati; i luoghi istituzionali cordonati da barriere di filo spinato; le strade principali pattugliate da agenti antisommossa e da altri, in abiti civili ma armati, alcuni di mitragliette kalashnikov.
Ai posti di blocco tutti, veicoli e pedoni, erano fermati e obbligati a tornare da dove erano venuti. Non ha potuto proseguire neppure un’ambulanza, cosa che ha provocato sdegno tra la gente. Per tutta la giornata il centro di Nairobi sembrava quello di “una città fantasma” come titola oggi il Daily Nation a pagina 4.
Anche se il vice ispettore generale della polizia, Gilbert Masengeli, assicurava che la situazione era normale: «Tutti stanno entrando nel CBD (Centre Business District, il centro di Nairobi) e vanno al lavoro come al solito. Nessun problema … non sarete mandati indietro». Chissà qual è la ragione di dichiarazioni ufficiali tanto lontane dalla realtà.
La zona era invece inaccessibile, tanto che l’associazione degli automobilisti, a metà mattina rilasciava una dichiarazione in cui stigmatizzava l’azione come illegale perché lesiva della libertà di movimento garantita ai cittadini dalla Costituzione. Oggi, invece, molti si chiedono quale sia l’entità del danno economico causato dalla decisione della polizia.
Commemorazioni cancellate
Anche Raila Odinga, leader dell’opposizione ora associato al governo, è stato costretto a cancellare un discorso commemorativo perché la gente non avrebbe mai potuto raggiungere il luogo dell’appuntamento, nel centro della città.
In una conferenza stampa, il giorno prima del Saba Saba Day, aveva parlato di riforme necessarie per impostare un nuovo corso nella gestione del paese, sottolineando che non erano stati raggiunti gli obiettivi posti dal Saba Saba, e dunque l’attuale mobilitazione del paese doveva essere letta come una lotta per un buon governo, migliori opportunità economiche ed eguaglianza.
Una lettura piuttosto difforme da quella del governo di cui anche Raila in questo momento fa parte.
William Ruto sempre più inviso
Al presidente arrivano piuttosto gli slogan gridati dai giovani della Gen Z: “Ruto must go” (Ruto deve andarsene), “One Term” (una legislazione) che dicono chiaramente che nelle prossime elezioni non avrà i loro voti.
Certo non riuscirà a guadagnarsi la loro fiducia con la politica del muro contro muro che ha adottato finora.