Sale la tensione
L’esercito marocchino ha attaccato ieri la “tendopoli della dignità”, alle porte della città di Laayoune, dove circa 20mila saharawi protestano per le dure condizioni di vita nei territori occupati. Il Fronte Polisario parla di 11 morti e 723 feriti. Rabat denuncia la morte di 6 agenti. Sempre ieri è iniziata a New York l’ennesima tornata negoziale.

Appare sempre più lontana una soluzione alla questione del Sahara Occidentale, bloccata ormai da 35 anni. Da quando, nel 1975, l’ex colonia spagnola venne occupata dal Marocco, costringendo più di 100 mila saharawi a rifugiarsi nel deserto algerino.

 

Ieri, mentre a New York si aprivano gli ennesimi negoziati sotto l’egida dell’Onu, l’esercito marocchino ha dato l’assalto ad un accampamento saharawi alle porte della città occupata di Laayoune, considerata la capitale del Sahara Occidentale. Anche se è impossibile avere un bilancio realistico delle violenze, gli indipendentisti del Polisario (Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río de Oro), parlano di 11 morti e 723 feriti, mentre le autorità di Rabat denunciano la morte di sei agenti marocchini.

 

Un massacro, raccontano i pochi testimoni che nei giorni scorsi sono riusciti a superare i controlli ed infiltrarsi nella tendopoli. La “tendopoli della dignità” creata poche settimane fa da circa 20mila saharawi. Civili, donne, anziani e bambini, accampati per protestare contro le difficili condizioni di vita nei territori occupati.

 

«Ci sono dei morti tra i civili. Le forze marocchine hanno usato proiettili veri. Gli elicotteri hanno lanciato lacrimogeni sull’accampamento», racconta un francese del comitato di sostegno ai saharawi, che per paura di rappresaglie ha richiesto l’anonimato. Nelle strade di Laayoune sono esplosi scontri tra giovani saharawi e le forze dell’ordine. La situazione è grave. La città è in stato di assedio e si teme l’esplosione di una vera e propria insurrezione.

 

Lo sgombero forzato di ieri è avvenuto sotto lo sguardo dei caschi blu della Minurso, la missione Onu per l’organizzazione di un referendum per l’autodeterminazione saharawi, che dal 1998 vigila sul cessate il fuoco. Un referendum promesso dopo 16 anni di guerra e mai organizzato. Le trattative non hanno portato fino ad oggi a nessun risultato. Il Marocco propone un piano di autonomia ma vuole mantenere la sovranità sulla regione ricca di risorse energetiche e minerarie, e bagnata da uno dei mari più pescosi della sponda sud del Mediterraneo.

 

Il Polisario reclama quel referendum «unica soluzione per permettere al popolo saharawi di decidere liberamente del proprio futuro». I saharawi, appoggiati da Algeri, continuano a battersi e poche settimane fa hanno minacciato di riprendere le armi in caso di un nuovo fallimento dei negoziati.

 

(In audio: l’intervista di Ismail Ali Farah a Gilberto Mastromatteo, giornalista feelance)