Sahara Occidentale: l'ONU cambia rotta e appoggia il Marocco
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Una decisione sollecitata da Trump. Rinnovata di un anno la missione Minurso
Sahara Occidentale: l’ONU cambia rotta e appoggia il piano marocchino
La risoluzione del 31 ottobre segna una svolta storica: il Consiglio di sicurezza anticipa l'esito di un processo di autodeterminazione, indicando l'autonomia sotto Rabat come base negoziale. Il Fronte Polisario respinge i negoziati. L'Algeria subisce un grave scacco diplomatico. A livello internazionale c’è un consistente sostegno alla soluzione marocchina
03 Novembre 2025
Articolo di Luciano Ardesi
Tempo di lettura 6 minuti

Il presidente americano Donald Trump ha fatto voltare una nuova pagina alla questione del Sahara Occidentale, dopo aver riconosciuto, cinque anni fa, la marocchinità della ex colonia spagnola al termine del suo primo mandato. Un riconoscimento avvenuto in cambio del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Marocco e Israele nel quadro degli Accordi di Abramo.

Su pressione americana, infatti, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato il 31 ottobre un risoluzione in cui invita Marocco e Fronte Polisario a negoziare un accordo sul piano di autonomia del Sahara Occidentale all’interno della sovranità marocchina.

Per la prima volta l’organo esecutivo dell’ONU in un processo di decolonizzazione anticipa l’esito dell’autodeterminazione – l’autonomia appunto – ed esclude l’indipendenza tra i possibili risultati.

Se c’era bisogno di un’altra dimostrazione delle distorsioni trumpiane al diritto internazionale, questa risoluzione è da manuale ed entra così nella storia.

Cina e Russia astenuti

La risoluzione è stata adottata con 11 voti a favore, con l’astensione di due membri permanenti, Cina e Russia – che non hanno usato il diritto di veto sostanzialmente per mantenere in vita la missione dell’ONU – e del Pakistan. L’Algeria non ha partecipato al voto.

Gli USA avevano avuto il compito di redigere una proposta e la risoluzione è risultato di diverse bozze, a testimonianza del dibattito serrato sulla questione, tanto che il voto finale, inizialmente previsto per il 30 ottobre, è slittato al giorno dopo.

Il punto fermo è rimasto il piano marocchino

Il punto fermo è sempre stato il piano di autonomia proposto da Rabat nel 2007 come unica base dei negoziati. In una prima bozza si ufficializzava addirittura il ruolo di Trump e il prolungamento della missione dei caschi blu (MINURSO) per soli 3 mesi per fare pressione sulle parti.

Successive consultazioni hanno rivisto il testo senza che questo perdesse la sostanza e senza ammettere, come ha insistito l’Algeria – che a questo proposito aveva indetto una consultazione il 28 ottobre – alcun riferimento al piano dettagliato che il Polisario aveva fatto recapitare al Consiglio di sicurezza il 21 ottobre.

Nessun riferimento a un referendum sull’autodeterminazione

La risoluzione non cita il referendum, come ormai è prassi di tutte le decisioni del Consiglio di sicurezza dal 2001 in poi, ancor prima che il Marocco presentasse il suo piano per l’autonomia nel 2007. Il nome della MINURSO, la Missione dell’ONU per l’organizzazione di un referendum nel Sahara Occidentale, è l’unico riferimento al referendum che la missione, peraltro, non è mai stata in grado di organizzare perché il Marocco nel 2001 ha bocciato le liste degli elettori. Missione che è stata prorogata di un altro anno fino al 31 ottobre 2026.

Allo stesso tempo, il Consiglio di sicurezza impegna il Segretario generale dell’ONU a rivedere entro 6 mesi il mandato stesso della missione, primo passaggio per cambiarne il nome.

Washington sede dei negoziati?

Washington si offre, nella stessa risoluzione, ad ospitare i negoziati. Nella dichiarazione dopo il voto, il rappresentante degli Stati Uniti ha tenuto a sottolineare la determinazione di Trump nel voler raggiungere la pace nella regione, e ha aggiunto che i colloqui dovranno iniziare nelle prossime settimane.

Nella sua dichiarazione, l’Algeria ha sottolineato la rottura con i principi relativi all’autodeterminazione, ricordando a questo proposito i principi espressi dal presidente americano Woodrow Wilson.

Ha dato atto al rappresentante degli Stati Uniti di essere stato disponibile a rivedere la bozza iniziale e introdurre dei miglioramenti, e ha affermato che il desiderio di pace di Trump nella regione è contraddetto proprio da questa risoluzione.

La débâcle algerina

Per l’Algeria si è trattato di un grave scacco diplomatico, proprio nel momento in cui, fino alla fine dell’anno, è membro non permanente del Consiglio di sicurezza.

Il voto a New York, inoltre, ha preceduto di poche ore le celebrazioni dell’inizio della lotta di liberazione nazionale, il 1° novembre 1954, che porterà Algeri all’indipendenza dalla Francia nel 1962, dopo 132 anni di colonizzazione.

L’irrilevanza politica del Polisario

Per il Fronte Polisario si apre ora una nuova fase della sua battaglia per l’autodeterminazione. Il punto fermo rimane il referendum anche se, un quarto di secolo dopo il rigetto delle liste degli/delle aventi diritto al voto da parte del Marocco, la compilazione di queste liste, ovviamente da aggiornare, è di per sé una decisiva questione politica tutta ancora da affrontare.

Il suo piano presentato al Consiglio di sicurezza il 21 ottobre e che precisava quello proposto nel 2007 il giorno prima di quello del Marocco, anche questa volta non è stato preso in considerazione. Espone spunti interessanti in vista di uno sviluppo del Sahara Occidentale condiviso col Marocco nell’interesse reciproco e che riprendono i principi di una ormai dimenticata unità maghrebina, del sogno di un Maghreb dei popoli.

Per il Polisario nessun negoziato

Il Polisario, in un comunicato emesso appena subito dopo la risoluzione, ha dichiarato che «non parteciperà a nessun percorso politico o negoziato basato su qualsiasi proposta, qualunque sia la sua origine, che miri a “legittimare” l’occupazione militare illegale del Sahara Occidentale da parte del Marocco».

Il concetto è stato rinforzato dal segretario del Polisario Brahim Ghali che ha confermato che il Fronte non parteciperà ad alcun negoziato che non rispetti il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi. Nei campi profughi sahrawi in Algeria ci sono state proteste contro la politica di Trump.

La risoluzione può essere letta in diversi modi anche mettendo in evidenza un certo equilibrio. Ma la sostanza politica non sfugge a nessuno.

Il successo di Rabat

In Marocco ci sono state molte manifestazioni di sostegno alla risoluzione. La stampa ha dato ampio rilievo a quello che è indubbiamente un successo per la diplomazia di Rabat.

La sera stessa della risoluzione il re in una dichiarazione al “suo popolo” si espresso tuttavia con toni moderati sottolineando che si tratta di arrivare a «una soluzione che salva la faccia a tutte le parti, senza vincitori né vinti».

Vedremo fin dai prossimi giorni quali pressioni Trump metterà in campo per portare avanti le decisioni dell’ONU. Le pressioni saranno esercitate soprattutto nei confronti dell’Algeria, che non si vede come possa cedere sul principio fondante della sua storia e della sua identità.

Per gli USA il Polisario è un gruppo terrorista?

Quanto al Polisario, pesa sulla sua testa la proposta di legge depositata al Congresso americano che lo designa come gruppo terrorista. Non si dovrà dimenticare che il Polisario amministra un terzo del territorio e che la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) è uno stato membro a tutti gli effetti dell’Unione Africana. A cinquant’anni dall’inizio della resistenza contro l’invasione marocchina per il popolo sahrawi è solo l’ennesima prova della sua determinazione.

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