Sahara Occidentale: Trump accelera per la soluzione marocchina
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Il 30 ottobre il Consiglio di sicurezza ONU deve decidere sul rinnovo della missione MINURSO
Sahara Occidentale: Trump accelera per la soluzione marocchina
L'amministrazione americana intensifica le pressioni affinché passi il piano di autonomia di Rabat. Anche alle Nazioni Unite. Ma il Fronte Polisario lo respinge e rilancia la proposta di referendum
24 Ottobre 2025
Articolo di Luciano Ardesi
Tempo di lettura 5 minuti

Il prossimo 30 ottobre il Consiglio di sicurezza dell’ONU è convocato per decidere sulla continuità o meno della missione dei caschi blu nel Sahara Occidentale. Intanto è in corso la nuova battaglia diplomatica di Trump.

L’ONU ha appena rilasciato il rapporto sul Sahara Occidentale che il Segretario generale António Guterres ha inviato al Consiglio di sicurezza. Il rapporto porta la data del 30 settembre, ma sono passate tre settimane prima che fosse rilasciato il 20 ottobre e reso effettivamente disponibile il 21.

Non è la prima volta che i documenti dell’ONU subiscono questo trattamento contro la trasparenza, è già capitato anche per la questione sahrawi, ma questa volta il tempo davvero prolungato tradisce il momento particolare della questione.

Il rapporto del Segretario dell’ONU è richiesto dal Consiglio in vista delle decisioni che deve prendere, in questo caso il prolungamento della Missione per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), che scade il 31 ottobre.

Dal 1991, anno di dispiegamento della MINURSO, questa è stata regolarmente prorogata di anno in anno, salvo nel 2018-19 quando lo fu per 6 mesi, per consentire di osservare il cessate il fuoco, la compilazione delle liste elettorali in vista del referendum di autodeterminazione previsto dal piano di pace e, dopo il rifiuto del Marocco di queste liste e dello svolgimento del voto, di permettere agli inviati personali dei Segretari dell’ONU di continuare la mediazione.

Il rinnovo della Minurso

Nel rapporto di quest’anno, Guterres motiva che il mandato della MINURSO debba essere prorogato di un altro anno fino al 31 ottobre del 2026 soprattutto con il fatto che la missione rimane il solo strumento ravvicinato di controllo e informazione della situazione.

Il Marocco, infatti, non permette agli altri organi dell’ONU di recarsi nei territori occupati, ed espelle sistematicamente parlamentari e giornalisti non allineati al loro arrivo all’aeroporto della capitale El Aiun.

Secondo Guterres la MINURSO «testimonia la volontà delle Nazioni Unite e della comunità internazionale di raggiungere una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile al conflitto».

Ma nel suo rapporto non può che constatare la mancanza di progressi nella mediazione del suo inviato, l’italo-svedese Staffan De Mistura, e registrare la continuità dell’attività militare tra le parti in conflitto (dopo che il Marocco ha rotto il cessate il fuoco nel novembre 2020).

Attorno al rapporto e sulla questione sahrawi si è sviluppata infatti un’intensa attività diplomatica, con protagonista l’amministrazione Trump.

Il rifiuto di Rabat

Da tempo la questione si è cristallizzata attorno alla posizione del Marocco che rifiuta qualsiasi ipotesi di referendum, eventualmente solo per confermare il piano di autonomia presentato nel 2007 e che le risoluzioni del Consiglio di sicurezza continuano a definire come espressione degli “sforzi marocchini seri e credibili per portare avanti il processo verso la soluzione”.

In questi anni il Polisario ha continuato a proporre il referendum di autodeterminazione come l‘unica soluzione. A questo proposito nelle sue risoluzioni, il Consiglio di sicurezza fin dal novembre 2011 non utilizza più, a differenza degli anni precedenti, la parola “referendum”, se non nello sviluppo dell’acronimo della MINURSO, come lo stesso Guterres ha cominciato a fare, dallo scorso anno, nei suoi rapporti inviati al Consiglio.

Il cambio di equilibri con Trump

Sul piano diplomatico gli equilibri sono cambiati da quando il Trump 1, nel dicembre 2020, ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, seguito dalla Spagna nel 2022, e dalla Francia nel 2024.

Ricevendo in aprile il ministro degli esteri marocchino Bourita, il Segretario di stato americano Marc Rubio ha reiterato la posizione americana a favore del piano del Marocco e ha preannunciato le iniziative del presidente americano.

Da allora la discussione e l’attività diplomatica si è fatta intensa. L’ex consigliere sulla sicurezza del Trump 1 si è sbilanciato a consigliare al presidente di cambiare posizione.

Pochi giorni dopo è però la Gran Bretagna a riconoscere la sovranità del Marocco, mentre la battaglia diplomatica si accende anche l’Assemblea generale dell’ONU.

In luglio il consigliere di Trump per l’Africa Massad Boulos visita l’Algeria e il Marocco e l’idea di un superamento delle tradizionali posizioni si fa strada. Rabat lascia intendere che anche la posizione della Russia stia cambiando.

Le spinte americane

L’inviato speciale di Trump per il Medioriente, Steve Witkoff, si spinge a immaginare una normalizzazione tra Algeri e Rabat e una soluzione della questione del Sahara Occidentale in 60 giorni. La prospettiva non trova solo sostenitori.

Il 21 ottobre, il Fronte Polisario, in una lettera al Segretario generale Guterres, puntualizza le principali osservazioni sollevate dal Rapporto.

Alla fine reitera la sua proposta di una trattativa diretta col Marocco “al fine di raggiungere una soluzione pacifica, giusta e duratura alla decolonizzazione del Sahara Occidentale, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana e con i principi del diritto internazionale”.

Ricorda infine che il giorno precedente gli è stata inviata una proposta ampliata del piano presentato all’ONU nel 2007 sulla cui base è disponibile a una trattativa col Marocco.

La bocciatura da parte del Fronte Polisario

Poi il 24 ottobre arriva la comunicazione del Fronte Polisario che di fatto boccia la bozza di risoluzione preparata dagli Stati Uniti: “nessun negoziato sulla base di quei presupposti che negano i principi delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione.

Spetta ora al Consiglio di Sicurezza non solo a pronunciarsi sul rinnovo della MINURSO ma a creare anche le condizioni per l’uscita dalla situazione di stallo in cui si trova il problema dell’autodeterminazione del Sahara Occidentale.

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