Quattro paesi stringono l’accordo
Dietro pressione degli Stati Uniti e dopo due conferenze internazionali, Algeria, Mali, Mauritania e Niger hanno deciso di unire le forze dando vita ad un comando congiunto per la lotta al terrorismo nell’area del Sahel. A darne notizia è stato il Ministero della difesa algerino.

«Trovare gli strumenti adeguati alla lotta al terrorismo e le sue connessioni nella regione del Sahel»: questo era l’obiettivo dell’incontro, che si è tenuto il 13 aprile, ad Algeri, tra i responsabili delle forze armate dei sette paesi della regione del Sahel. L’incontro, il secondo a distanza di pochi mesi, a quanto pare sembra aver sortito i suoi effetti. Algeria, Mali, Mauritania e Niger hanno infatti deciso di iniziare un impegno comune, costituendo un comando militare congiunto.

I gruppi armati legati alla rete internazionale di Al Qaeda approfittano da sempre della frammentazione politica di questo immenso territorio desertico. Cellule, che conducono operazioni e attacchi in diversi paesi, per poi sparire nel nulla, nel Sahara.

Da oggi sarà, però, operativo un quartier generale congiunto nella località di Tamanrasset, in Algeria, 2000 chilometri a sud di Algeri. Saranno messe in comune, tra i quattro paesi, risorse, uomini ed intelligence, per contrastare un fenomeno in costante crescita.

Accade, infatti, che sequestri che hanno luogo in Mauritania coinvolgano basi di Al Qaeda nel Maghreb Islamico in Mali: è il caso del rapimento, il 29 novembre, di tre cooperanti spagnoli e, il 18 dicembre, invece, di due italiani, Sergio Cicala e Filomen Kabouree. Prima di essere liberata, il 16 aprile scorso, la coppia italiana è stata trasferita in Mali, dove si trovano ancora due dei tre spagnoli rapiti (Alicia Gamez è stata infatti rilasciata all’inizio di marzo).

L’arresto, già lo scorso dicembre, in Mauritania, di Abderrahmane Ben Meddou, un comune criminale, accusato di essere il basista del sequestro dei coniugi Cicala, è indice di un’importante interazione tra i gruppi criminali che operano nel Sahel e i militanti di Al Qaeda.

I terroristi utilizzano, infatti, le stesse “infrastrutture” adoperate dai trafficanti di droga e di armi, che contrabbandano le loro merci proprio attraverso i labili confini del deserto. Sempre più difficile, dunque, distinguere gli appartenenti alla rete di Osama Bin Landen dalla criminalità comune.

Un territorio, quello del Sahara, estremamente difficile da controllare. Basti pensare che Germania e Francia, insieme, non sono in grado di coprire la porzione di deserto mauritano.

A dare man forte al progetto di collaborazione militare nella regione, ci pensano gli Stati Uniti, anche attraverso la Trans-Sahara Counter-Terrorism Initiative, in grado di “pescare” fondi sia dai budget destinati alla lotta al terrorismo che da quelli rivolti a contrastare il narcotraffico.