Arte e cultura
Il museo africano di Lione raccoglie una delle più antiche e ricche collezioni di arte africana della Francia, risalenti alla fine dell’800. Un tesoro che rischia di perdersi, a causa delle difficoltà economiche in cui versa la sua amministrazione.

Al numero 150 di cours Gambetta, nel settimo arrondissement di Lione, in un palazzo costruito nel 1920, c’è il Museo africano delle culture dell’Africa occidentale. Poco conosciuto sia dai turisti che dagli stessi lionesi, l’istituto culturale è stato fondato nel 1863 dalla Société des missions africaines (Sma) e inizialmente si trovava a Sainte-Foy-lès-Lyon. Nel 1935 si è trasferito nella sede attuale e, secondo esperti d’arte e antropologi, possiede una delle collezioni più antiche e ricche della Francia. È composta da ben 8.000 pezzi dei quali 2.126 sono esposti in 140 vetrine sistemate su tre piani. Ogni piano segue un ambito specifico della cultura africana: la vita quotidiana, la vita sociale con l’influenza occidentale e la vita religiosa. Maschere rituali, vesti, troni, oggetti da lavoro, armi e utensili di ogni genere sono stati raccolti dai missionari francesi tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 e conservati in perfette condizioni. Oltre tutto questo il museo ha anche una biblioteca con 7.000 documenti riguardanti religione, letteratura, storia ed etnologia. Un tesoro che immerge il visitatore nella storia del continente attraverso un’esposizione dettagliata e con l’ausilio di foto dell’epoca.

Crisi
Dall’anno scorso, però, il museo vive una crisi economica. Nel novembre del 2015 è stato lanciato l’allarme, perché la congregazione missionaria ha annunciato di non poter più garantire i fondi necessari per il sostentamento dell’istituto. Dal 2012 la Sma aveva deciso di professionalizzare il museo, affidando a due esperti laici assunti a tempo pieno la sua gestione. Il problema è esploso subito in tutta la sua gravità dato che il museo viene visitato da circa 10.000 visitatori l’anno, ma ne sarebbero necessari almeno il doppio per raggiungere l’indipendenza finanziaria e pagare gli stipendi ai dipendenti. Eppure il budget annuale della struttura non è astronomico: si tratta di circa 60 mila euro che garantiscono l’apertura e l’organizzazione di due o tre esposizioni annuali.

Primo fallimento
La direttrice, Merja Laukia, ha immediatamente lanciato una campagna di crowdfunding sul sito Wemakeit per tentare di raccogliere i 20 mila euro che mancavano per sopravvivere un altro anno. La sfortuna ha voluto che la raccolta fondi sia stata lanciata proprio la mattina degli attentati che colpirono Parigi, il 13 novembre di un anno fa. La cosa ha inevitabilmente distratto l’opinione pubblica e l’iniziativa si è rivelata un insuccesso. In tre settimane sono stati raccolti solo mille euro e alla fine si è arrivati appena sopra ai 4.000.

Idee per resistere
Se il museo oggi è ancora aperto è solo grazie all’intraprendenza e alla perseveranza della direttrice Laukia, la quale, organizzando i collettivi locali, ha trovato l’aiuto della città di Lione e delle donazioni di privati francesi e africani.
Parallelamente, nel corso dei mesi, si è puntato di più sui giovani attraverso mostre temporanee, laboratori creativi e conferenze dirette alle scuole. Si prevedono anche partnership con altre organizzazioni culturali per condividere i costi delle mostre. Ma quasi certamente non può bastare. Così la direttrice ha pensato di lanciare varie iniziative di crowdfunding che serviranno a finanziare singole mostre nel museo.
«Abbiamo appena lanciato la nostra ultima campagna per la prossima esposizione fotografica, “Femmes d’Afrique – Regards croisés” che dovrebbe essere aperta il prossimo febbraio», ha dichiarato Laukia a Nigrizia mostrandosi ottimista. «Pensiamo che questa sia la strada giusta e la nostra prospettiva per il futuro è di continuare così. Siamo sempre alla ricerca di finanziatori che ci sostengano sui differenti progetti, e se continueremo così il nostro futuro potrà dirsi stabile».
Non mancano dunque l’impegno e le idee di chi lavora al museo, ora serve l’azione concreta degli amanti dell’Africa per salvare un patrimonio che non può essere smarrito.