Kenya / Allarme siccità
In Kenya sono chiamate “torri d’acqua”. Sono le foreste montane, serbatoi naturali d’acqua fondamentali per l’ecosistema e per la sopravvivenza delle popolazioni indigene. Oggi sono a rischio a causa della deforestazione. Un deterioramento definito ‘allarmante’ dalle autorità kenyane.

Le riserve idriche principali del Kenya sono a rischio a causa della deforestazione. A lanciare l’allarme è stata l’autorità nazionale per la gestione della siccità che, alla fine del mese di gennaio, ha pubblicato un rapporto sulla copertura vegetale. Secondo il rilevamento effettuato a livello nazionale, in sei regioni i livelli di siccità sarebbero allarmanti. L’Agenzia keniota non è l’unica a preoccuparsi del deterioramento della copertura vegetale, anche il Kenya Forest Service ha messo al centro delle sue azioni la protezione delle riserve forestali del paese.

Letteralmente vengono chiamate “torri d’acqua”, sono le foreste montane che rappresentano un enorme serbatoio idrico per il paese africano. A sottolineare l’importanza di queste aree è l’esistenza di un’agenzia governativa dedicata: la Kenya Water Tower Agency (KWTA). Le sue funzioni principali sono quelle di proteggere, conservare e gestire le principali foreste montane. L’agenzia venne creata nel 2009 per tutelare il Mau Forest Complex, la più ampia foresta montana dell’Africa orientale. Si tratta di un’area da cui hanno origine numerosi fiumi che alimentano i principali laghi della regione, tra cui il lago Vittoria. La foresta montana, infatti, funge da vera e propria riserva d’acqua. Diventa serbatoio durante la stagione delle piogge e alimenta i fiumi nella stagione secca.

Le “torri d’acqua” rappresentano un tesoro in termini ecologici per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi. Permettono alle falde acquifere di rigenerarsi, regolano la portata dei fiumi e quindi mitigano le inondazioni e limitano l’erosione dei suoli. Le foreste svolgono anche la funzione di raccolta e conservazione del carbonio, garantendo la fertilità del terreno.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di degrado di queste aree: la diffusione degli incendi, l’ampliamento irregolare dei pascoli e delle aree coltivate e la deforestazione. La Fao, in un documento del 2015, sottolinea il declino dell’area coperta da foreste in Kenya, tra il 1990 e il 2000, in particolare nell’ecosistema del Mau Forest Complex. Secondo l’African Wildlife Foundation oggi la foresta Mau occuperebbe solo un quarto della sua dimensione originaria. Il degrado del manto forestale ha ridotto la capacità di regolare i flussi delle piogge, aumentando i fenomeni estremi: dalla scarsità d’acqua alle inondazioni.

L’ecosistema di Mau non è l’unico ad aver subito gli effetti negativi del taglio degli alberi e degli incendi. Segnali di degrado del manto forestale sono stati registrati anche nelle altre principali foreste montane del paese, con conseguenze dirette sulla produzione agricola e sulla popolazione. Le “torri d’acqua”, infatti, svolgono un ruolo fondamentale anche per la sopravvivenza delle popolazioni indigene che abitano l’area e per le attività economiche della popolazione locale. Secondo Il Kenya Forest Service l’esistenza delle foreste garantisce attività come: il turismo, l’agricoltura, il rifornimento idrico per città e industrie. 
Pochi giorni fa una commissione parlamentare ha chiesto al governo di vietare immediatamente il disboscamento e di revocare le licenze dei taglialegna. 

Nella foto in alto: bambini della comunità Ogiek vicini ad un ceppo di albero in una zona disboscata della Mau Forest.

Nella foto piccola la Mau Forest nel gennaio 1973 e nel dicembre 2009