Cambiare il modello di sviluppo
Come uscire dalla crisi ecologica che sta devastando la Terra. Se nel discute a Durban. E ciascuno di noi può fare qualcosa, anche attraverso la Rete per la giustizia ambientale e sociale. Servono «risposte responsabili, credibili e solidali», ha detto Benedetto XVI ieri all’Angelus.

Si è aperta oggi a Durban (Sudafrica) la 17 Conferenza (COP 17), per rispondere alla sempre più drammatica crisi ecologica. I rappresentanti di tutti i governi del mondo dovranno in dieci giorni trovare delle vie per bloccare il surriscaldamento del Pianeta. Dopo i fallimenti della Conferenza di Copenhagen (2009) e di Cancun (2010), un’altra sconfitta a Durban l’umanità non se la può permettere.

Con i governi del Nord del mondo concentrati sui problemi della finanza, la crisi ecologica è passata in secondo ordine. Purtroppo anche i media (sia stampa che tivù) non hanno acceso i riflettori su questo problema fondamentale, rivelandosi così profondamente funzionali a questo Sistema economico-finanziario.

Siamo grati al Papa Benedetto XVI perché spesso ritorna sui temi ecologici. Anche ieri all’Angelus, riferendosi all’incontro di Durban, ha detto: «Auspico che tutti i membri della comunità internazionale concordino una risposta responsabile, credibile e solidale a questo preoccupante e complesso fenomeno, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni più povere e delle generazioni future».

Siamo altresì grati ai vescovi del Sudafrica che in una lettera inviata recentemente e letta in tutte le parrocchie, affermano che «questo importante evento di Durban è un’occasione per riflettere». I vescovi sudafricani affermano: «Questa crisi climatica globale pone una grande sfida spirituale a tutti i cristiani, alle altre fedi e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, dato che è la conseguenza della distruzione della creazione di Dio a cui tutti in vari modi abbiamo contribuito. Siamo tutti convocati a cambiare mentalità e ad assumere nuovi stili di vita per ridurre la nostra dipendenza dall’energia fossile come il carbone e il petrolio».

La situazione climatica del Pianeta è grave. La comunità scientifica teme che, andando avanti così, la temperatura potrebbe salire del 3-4 gradi centigradi. E i tempi che abbiamo per evitare tale catastrofe sono brevi. Gli esperti affermano che, per evitare tale disastro, dobbiamo tagliare l’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Purtroppo i governi sono prigionieri sia dei potentati economico-finanziari che dei potentati agro-industriali che traggono enormi profitti da questo Sistema. La finanza poi è talmente scaltra che vuole guadagnare anche sulla crisi ecologica, con la cosiddetta “economia verde”. Ne sono espressione il mercato del carbonio, il “Redd+” (produzione agro-forestale per bio-carburanti) e la geo-ingegneria, che introducono l’assurdo principio del “diritto ad inquinare” e finanziarizzano la crisi ecologica, per poterci speculare.

Cosa si può fare

Dobbiamo invece aiutare tutti i cittadini a capire che le ragioni fondamentali del disastro ecologico sono il nostro modello di sviluppo e il nostro stile di vita. Se tutti a questo mondo vivessero come viviamo noi occidentali, avremmo bisogno di quattro pianeti terra come risorse e di altrettanti come pattumiere ove buttare i nostri rifiuti.

C’è bisogno di un grande lavoro di informazione e coscientizzazione che porti a una rivoluzione culturale . È quanto stiamo tentando di fare come Rete per la giustizia ambientale e sociale (Rigas). Chiediamo a tutte le realtà che lavorano sull’ambiente di “fare rete” come abbiamo fatto per l’acqua. Insieme si può! E chiediamo a tutti di impegnarsi: a livello personale, con uno stile di vita più sobrio; a livello locale, con un riciclaggio totale dei rifiuti opponendosi agli inceneritori; a livello nazionale, con un bilancio energetico (mai fatto!) che riduca del 30% le emissioni dei gas serra entro il 2020; a livello europeo, sostenendo il Piano della Commissione europea che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni dei gas serra entro il 2050; a livello globale, iniziando un Fondo per le nazioni del Sud del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici, riconoscendo il debito ecologico delle nazioni del Nord nei confronti del Sud, estendendo il protocollo di Kyoto, tassando dello 0,05% le transazioni finanziarie, concedendo il diritto d’asilo per i rifugiati climatici, riconoscendo i diritti della Madre Terra.

È su queste basi che noi ci mobilitiamo come Rete in vista di Durban e di Rio+20, la conferenza indetta dall’Onu per il prossimo giugno. È un momento gravissimo questo sia per il Pianeta sia per l’homo sapiens. E la colpa è dell’uomo, soprattutto della nostra generazione! Giustamente il teologo cattolico americano Paul Collins ha scritto: «La generazione che ha vissuto dalla Seconda guerra mondiale ad oggi sarà tra le più maledette della storia umana, perché nessuna altra generazione ha talmente danneggiato e sfruttato la terra come la nostra».

Oggi lo sappiamo:o si cambia o si muore. A noi tocca lavorare dal basso in Rete per portare il nostro paese e il governo Monti (nel suo discorso al Senato ha menzionato trenta volte la parola crescita!) a mettere al centro dell’impegno politico il salvarci tutti insieme con il Pianeta Terra.