AL-KANTARA – MAGGIO 2018
Mostafa El Ayoubi

Va peggiorando lo scontro geopolitico tra gli Usa e alleati europei da un lato e la Russia dall’altro. Il progressivo affermarsi di Mosca sulla scena internazionale sta provocando un mutamento dei rapporti di forza politico-militari a livello globale. Dalla caduta del regime sovietico nel 1991 fino a meno di dieci anni fa, la supremazia era dell’Alleanza atlantica. Ciò ha consentito agli Usa di incoronarsi quale potenza mondiale che detta le regole. Tale regime geopolitico unipolare ha portato al declino dell’Onu e alla svalutazione del diritto internazionale. E Washington è stata protagonista di guerre destabilizzanti nei confronti di regimi non addomesticati: Belgrado, Kabul, Baghdad e Tripoli.

Ma con l’ascesa al potere dell’ex capo del Kgb, Vladimir Putin, la Russia è riuscita gradualmente a diventare il principale antagonista geopolitico e militare di Usa/Nato. Per arginare questa crescente influenza del Cremlino, l’Ue ha dovuto “annettere” tra il 2004 e il 2007 otto paesi dell’Est. La Nato ha rafforzato la sua presenza militare ai confini della Russia per isolarla. Se Putin avesse seguito le orme del suo predecessore Boris Yeltsin – fedele alla Casa Bianca – molti paesi dell’Est oggi probabilmente non sarebbero membri dell’Ue e nella Nato. La stessa logica vale per il colpo di stato in Ucraina – sotto casa dei russi – nel 2014, che ha portato al potere un governo filoamericano.

Le sanzioni economiche sono state, e sono tuttora, un altro strumento per indebolire Mosca, la cui economia presenta più elementi di fragilità anche a causa della forte fluttuazione del prezzo del petrolio. Ma l’alleanza con Pechino le ha consentito finora di limitare i danni delle sanzioni. Che si stanno rivelando invece un boomerang contro le piccole e medie imprese di diversi paesi dell’Ue, Italia compresa.

Un altro strumento per contrastare la Russia è la guerra mediatica. Vi è una trasversale campagna di demonizzazione di Putin. E oggi una larghissima parte dell’opinione pubblica occidentale è convinta che questo signore sia un «oppressore», un «criminale». La faccenda dell’avvelenamento, lo scorso 4 marzo, di un ex agente russo e sua figlia a Salisbury in Inghilterra, con un gas neurotossico, il novichok, pone interrogativi che mettono in discussione la tesi ufficiale del coinvolgimento russo.

Che cosa ci avrebbe guadagnato il governo russo, da anni sotto i riflettori di tutto il mondo? E perché commettere un atto simile a pochi mesi dai mondiali di calcio, sui quali Putin punta molto per dare un a diversa immagine di sé? Su quali prove si basano le gravi accuse, visto che gli investigatori ad oggi non hanno stabilito ancora l’origine di provenienza del novichok? Theresa May potrebbe aver mentito alla comunità internazionale, come ha fatto Tony Blair nel 2003 a proposito delle armi di distruzione di massa di Saddam. Anche Trump potrebbe aver mentito attribuendo al regime di al Assad l’uso di armi chimiche, nel Ghouta il 7 aprile. Si tratta anche qui di un pretesto per intervenire militarmente in Siria. Ma le cose sono cambiate rispetto al passato. Intervenire in Siria significa entrare in conflitto armato con la Russia e scatenare una guerra a livello globale.

Vladimir Putin
Vladimir Putin, originario di San Pietroburgo, 65 anni, ha ricoperto l’incarico di presidente dal 2000 al 2008. Dal 2008 alla sua rielezione a presidente (avvenuta nel 2012), è stato invece primo ministro, sotto la presidenza di Dmitry Medvedev.