Elezioni a São Tomé e Príncipe: mutano gli equilibri, vince l'astensione
Politica e Società Sao Tomè e Principe
Alle legislative la spunta l'MLSTP all'opposizione da oltre 20 anni, con un seggio in più dell'ADI al governo. Ma pesa l'appello dell'ex leader Trovoada a disertare le urne
Elezioni a São Tomé e Príncipe: cambiano gli equilibri ma a vincere è l’astensione
Non vota il 62% degli aventi diritto. Le consultazioni si sono svolte però in modo pacifico e regolare, come da tradizione nell'arcipelago
30 Settembre 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 7 minuti
Il palazzo presidenziale nella capitale São Tomé. (Da Wikimedia Commons)

Cambiano gli equilibri politici alla guida di São Tomé e Príncipe, ma pesa lo spettro dell’astensione. Sono questi i dati più rilevanti a emergere dalle elezioni legislative che si sono svolte nell’arcipelago lo scorso 27 settembre.

I risultati provvisori del voto sono stati annunciati il 29 settembre dalla Commissione elettorale nazionale (CEN): a uscire vincitore è stato il partito di opposizione, il Movimento per la liberazione di São Tomé e Príncipe (MLSTP), che si è aggiudicato 24 seggi all’Assemblea Nazionale.

Ovvero uno in più del partito di governo, l’Azione democratica indipendente (ADI), la formazione che aveva ottenuto la maggioranza dei voti a tutte le elezioni degli ultimi 16 anni. I restanti 11 seggi dei 55 totali sono andati ad altri partiti minori.

Il voto di quest’anno arriva al culmine di una crisi istituzionale cominciata l’anno scorso con la rimozione dell’allora primo ministro Patrice Trovoada, uomo politico più influente del paese, da parte del presidente Carlos Vila Nova.

Un’impasse tutta interna all’ADI, le cui conseguenze hanno contribuito al clima di tensione che si è registrato nei giorni che hanno preceduto l’annuncio del voto, contrassegnato dal susseguirsi di dichiarazioni discordanti dei due partiti principali. 

L’ADI aveva infatti dichiarato che le urne avevano decretato un “pareggio tecnico” a 24 seggi tra le due formazioni, mentre l’MLSTP aveva reclamato la maggioranza assoluta con 26 scranni.

Alla fine la CEN ha comunicato il numero dei seggi stando ai dati provvisori, anche se questo compito sarebbe in teoria in capo alla Corte costituzionale. Al più alto organismo della giustizia delle isole toccherà comunque convalidare ufficialmente gli esiti del voto. 

Il protagonista assente

São Tomé e Príncipe è un arcipelago composto da due isole principali che si trova nel cuore del Golfo di Guinea, davanti alle coste di Gabon e Guinea Equatoriale. Il paese conta appena 240.000 abitanti, mentre il numero degli elettori registrati non arriva ai 150.000.

Al voto del 27 settembre, il distacco tra MLSTP e ADI è stato di appena 561 voti. Pochissimi, ma sufficienti a determinare un cambio negli orientamenti politici del paese.

L’equazione rimane però incompleta se non si considera che il vero vincitore è stata l’astensione: le persone che non si sono recate alle urne sono state più degli elettori dei due principali partiti messi insieme, per una quota del 62% degli aventi diritto.

Un dato simile a quello registrato alle elezioni presidenziali dello scorso luglio, vinte dal capo di Stato uscente Vila Nova, quando a disertare le urne era stato il 59% dei votanti.

Le legislative del fine settimana sono infatti seguite alle presidenziali dello scorso luglio. A São Tomé e Príncipe vige un sistema semi presidenziale (o misto presidenziale-parlamentare) in cui sia il capo dello Stato che il parlamento sono eletti direttamente.

Il partito che ottiene la maggioranza esprime poi il primo ministro, che è colui che detiene i maggiori poteri esecutivi. L’ordinamento dell’arcipelago prevede la possibilità della coabitazione tra un capo dello Stato e un premier di partiti diversi.

Il voto per rinnovare la composizione del parlamento si è svolto in contemporanea con le elezioni municipali, i cui risultati verranno resi noti in secondo momento dalla Corte costituzionale. 

Un po’ di storia 

Per comprendere le ragioni della disaffezione emersa dal voto, è utile conoscere alcune coordinate di base della storia politica di São Tomé e Príncipe e ricostruire la crisi istituzionale che ne ha scandito gli ultimi due anni. 

Le isole si sono rese indipendenti dal Portogallo nel 1975. Come tutti gli altri Stati che avevano subito la dominazione coloniale portoghese, la prima fase politica dopo l’indipendenza è stata caratterizzata da un sistema monopartitico di orientamento socialista. A guidare il paese per quasi 20 anni è stato proprio l’MLSTP.

A differenza di quanto avvenuto nei più grandi paesi lusofoni (Angola e Mozambico), la fine del regime a partito unico ha portato a un’effettiva alternanza alla guida del paese, fin dalle prime elezioni libere del 1991.

L’ex partito unico non è ancora tornato a esprimere un presidente da allora. Prima del voto del fine settimana, l’MLSTP non aveva ottenuto la maggioranza parlamentare nei 24 anni precedenti.

Le elezioni, inoltre, sono il più delle volte libere e trasparenti, come certificato anche quest’anno in modo sostanzialmente unanime dalle missioni di osservazione dell’Unione Africana, l’Unione Europea, la Comunità dei paesi di lingua portoghese (CPLP) e altri organismi internazionali presenti nel paese al momento degli scrutini.

La solidità di questo sistema democratico – scossa in parte nel 2022 da un presunto tentativo di colpo di Stato su cui restano però diverse ombre, ma poi nuovamente ripristinata – non hanno però prodotto la stabilità economica e sociale sperata.

A pesare sono stati sicuramente incompetenza della classe dirigente e corruzione, come rilevato da diversi analisti.

Ma anche la dipendenza energetica dall’estero e la difficoltà ad affrancarsi da un impianto economico forgiato durante il colonialismo portoghese, quando le isole servivano perlopiù per esportare caffè e cacao e il modello di produzione era ancora basato sulla schiavitù.

In definitiva, una governance più efficiente della media della regione e dei paesi lusofoni non è quindi riuscita a impedire che circa un abitante dell’arcipelago su due viva in povertà e che molti servizi essenziali siano ancora carenti, con molti cittadini che tentano una vita migliore all’estero.

La rottura del 2025

A questo contesto socio-economico vanno sommate le tensioni politiche più recenti. L’astensione mostrata dagli elettori pochi giorni fa potrebbe avere infatti anche un nome e un cognome precisi.

Nelle settimane che hanno portato al voto, il già quattro volte primo ministro Patrice Trovoada, storico dirigente dell’ADI, ha chiesto apertamente ai suoi elettori di boicottare le urne.

Trovoada è il figlio del primo presidente del paese dal ritorno al multipartitismo nel 1991, Miguel Trovoada; ha fatto appello all’astensione dopo che l’ultimo congresso dell’ADI, lo scorso luglio, ha decretato la nomina a segretario generale di un rappresentante inviso a lui e ai suoi sostenitori nel partito, il primo ministro in carica Américo Ramos.

La decisione del congresso del partito ha poi ricevuto il benestare della Corte costituzionale, tant’è che nel promuovere il boicottaggio, Trovoada aveva denunciato “manovre politiche di stampo mafioso, mascherate da decisioni giudiziarie”.

Il nome del primo ministro Ramos rappresenta l’anello di congiunzione tra la spaccatura del congresso e la precedente crisi di governo che si è verificata l’anno scorso.

A gennaio 2025, infatti, il presidente Vila Nova ha deposto Trovoada dall’incarico di primo ministro al culmine di tensioni e incomprensioni, incaricando l’ADI, il partito di cui entrambi facevano parte in quel momento, di trovare un sostituto.

Dopo aver respinto diversi nomi presentati dall’ADI, Vila Nova ha infine nominato Ramos a capo del governo.

Il dado era ormai tratto, e alle presidenziali di luglio, il capo dello Stato si è presentato come candidato indipendente, incassando però il supporto esterno dell’MLSTP, che adesso si trova nella posizione di poter formare un nuovo governo e con un presidente che non gli è più avverso.

Condizioni queste, che potrebbero non essere sufficienti a evitare un governo di coalizione, sebbene Vila Nova abbia espresso un parere non particolarmente favorevole a questa eventualità nei giorni scorsi. 

Tra i dati politici che emergono dalle urne e ancora di più dal processo che le ha precedute, c’è sicuramente l’uscita di scena di Trovoada, che nei mesi scorsi ha anche lasciato a intendere di voler uscire dall’agone politico. 

Noto per i suoi lunghi periodi di permanenza all’estero, l’ex primo ministro è anche il mediatore della crisi politica in Guinea-Bissau per conto dell’Unione Africana. 

Senza colui che è stato il vero peso massimo della politica sao-tomense degli ultimi anni, per il paese si aprono nuovi scenari. Tuttavia il dato dell’astensione, in parte legato al sostegno a Trovoada, restituisce una situazione politica in cui non mancano le incognite. 

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