XXV vertice Françafrique
Due giorni di incontri serrati con i rappresentati di 40 paesi africani. È andata in scena a Nizza, in Francia, fino a ieri, il XXV vertice Françafrique. Affari, soprattutto, rigorosamente a porte chiuse. Presenti anche Sudafrica e Nigeria.

Una Nizza completamente blindata ha accolto lunedì 31 maggio e martedì 1 giugno, il XXV vertice Africa-Francia, comunemente noto come Françafrique. Un centinaio di delegati provenienti da 40 paesi africani hanno sfilato nella cittadina francese per definire il futuro delle relazioni tra il continente e Parigi.

Le gaffe del passato sono ormai un lontano ricordo. «L’uomo africano non è abbastanza entrato nella storia» aveva detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, a Dakar, in Senegal, nel 2007, sollevando un coro di polemiche in tutto il continente.

Quella battuta, che tanto aveva indignato, non sembra però aver intaccato la Sarkafrique, che, a Nizza, ha dato gran mostra di sé. Dei valori imperniati sulla trasparenza, la promozione dei diritti umani e dei diritti civili in Africa, tanto invocati da Sarkozy, non ce n’è stata traccia.

In particolare, sul fronte della trasparenza: le riunioni tra i capi di stato si sono tenute a porte chiuse, senza contare le folte delegazioni di imprenditori, anche loro inaccessibili per i giornalisti.
Affari dunque. Vecchi e nuovi amici per Parigi. Sono stati invitati, infatti, il rappresentante della giunta militare in Guinea e Niger. Paese, quest’ultimo, dove la Francia, con la sua Areva, coltiva enormi interessi, riguardo l’estrazione di uranio nelle regioni settentrionali.

Era presente anche il presidente rwandese, Paul Kagame, assente dalla Françafrique, dopo il gelo nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Ma non solo ex colonie. Al vertice hanno partecipato, infatti, anche Sudafrica e Nigeria, due paesi anglofoni, con i quali Parigi intende rinsaldare i rapporti, nell’ottica Sarkoziana di instaurare nuove relazioni con le economie più forti del continente.

Dal vertice è uscito, tuttavia un impegno, da parte francese, di impiegare un fondo di 120 milioni di dollari in favore dell’agricoltura, secondo modalità che, tuttavia, non sono state specificate. Sarkozy, si è inoltre impegnato a perorare la causa africana, in termini di deficit di rappresentanza al tavolo dei Grandi (G8/G20), oltre a promuovere l’istituzione di un seggio africano con diritto di veto, presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu.