Le sfide che attendono l'Africa nello spazio - Nigrizia
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Il tema è stato discusso a Libreville alla quinta edizione di NewSpace Africa, con 200 aziende da 65 paesi
Le sfide che attendono l’Africa nello spazio
Il settore è in ritardo rispetto al resto del mondo ma si sta lavorando per colmare il divario, soprattutto nel campo dei satelliti
27 Aprile 2026
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 6 minuti

Qualcuno ricorderà le foto circolate sul web dell’astronauta americana Christina Koch, che sventola con orgoglio la bandiera del Ghana all’interno di una navicella spaziale durante una simulazione di missione legata al programma Artemis II della NASA.

Un’immagine diventata virale di cui molti si saranno chiesti la storia. Una testimonianza preziosa anche del legame tra spazio e Africa, riaffermato in questi giorni dalla quinta edizione della conferenza di settore del continente, NewSpace Africa. L’incontro si è tenuto la settimana scorsa nella capitale del Gabon, Libreville, e ha visto la presenza di centinaia di aziende del comparto.

Un interesse di lunga data 

Tornando a Koch, il suo legame con il Ghana è profondo e risale al 1999. A quell’epoca studiava astrofisica, nell’ambito di un programma di scambio, all’Università del Ghana. In questo paese dell’Africa occidentale, forse in modo sorprendente per qualcuno, ci sono corsi di astrofisica e astronomia in sei università.

Uno, appunto, nella più “vecchia”, la Legon University fondata nel 1948 ad Accra. Dal 1951 seguirono i corsi alla Kwame Nkrumah University of Science and Technology a Kumasi, nel 1962 all’Università di Cape Coast. Poi se ne aggiunsero altri tre.

Nasce l’AfSA

Ma l’impegno nel settore spaziale dei paesi africani va oltre la singola realtà. Ed è proprio per concertare gli sforzi sotto un’egida comune che è nata l’Agenzia Spaziale Africana (AfSA), inaugurata l’anno scorso alla precedente edizione della NewSpace Africa del Cairo, dove questa istituzione ha sede.  

Una cooperazione tra Stati che oggi si pone come strumento di avanguardia e nello stesso tempo di partecipazione agli sforzi globali nel settore, con partnership e collaborazioni. La neonata AfSA ha siglato accordi di cooperazione, per esempio, con l’Agenzia spaziale europea (ESA), l’Agenzia spaziale degli Emirati Arabi Uniti e con Roscosmos (l’agenzia spaziale della Russia).

Collaborazioni che mirano a offrire agli astronauti africani opportunità di viaggi spaziali, esperienze e addestramento.

Intese si sono sviluppate anche nel campo specifico dei satelliti, che appare come un altro terreno di influenza geopolitica. La Cina è quella che più di tutti starebbe finanziando il settore nel continente, mentre la Russia ha lanciato Angosat 2 per l’Angola nell’ottobre 2022 e ci sono stati accordi con SpaceX, di proprietà di Elon Musk.

I 61 satelliti africani 

Oltre alla cooperazione con paesi più sviluppati in questo campo, la chiave di volta per quanto riguarda i satelliti è stata la nanotecnologia a basso costo. Sebbene alcuni siano di grandi dimensioni, è questa tecnologia che ha permesso alle nazioni africane di lanciare numerosi satelliti.

Piccoli ma sofisticati, questi dispositivi in orbita terrestre forniscono una grande quantità di dati, utili ai paesi che li sponsorizzano per raggiungere i propri obiettivi socio-economici. Questi strumenti e le loro rilevazioni vengono infatti utilizzati in settori chiave dell’economia e per la sicurezza.

Grazie a dati fotografici e sensoriali, le informazioni vengono usate in tempo reale per gestire le risorse naturali, controllare i terreni coltivabili, rilevare le migrazioni degli animali, monitorare la pesca, individuare giacimenti minerari, e altro ancora.

Sono 61 i satelliti africani che orbitano attorno alla Terra, il primo è stato lanciato dall’Egitto nel 1998, seguito poco dopo da un altro del Sudafrica. Solo trent’anni fa non ce n’era nessuno. L’obiettivo è quello di arrivare a più di 70 entro il 2030.

Esempi di rilievo includono la serie Nilesat egiziana, ZACUBE-2 sudafricano, NigSat-1 nigeriano e i recenti lanci di Kenya, Gibuti, Uganda e Zimbabwe. Ovviamente si tratta ancora di lanci e cifre modesti a fronte di quello che stanno mettendo in campo gli altri continenti. Il solo sistema Starlink – ricorda proprio l’AfSA – contava 8.877 satelliti in orbita a metà giugno 2025.

La questione principale sono i costi, ancora proibitivi per il settore privato africano. Ecco perché i programmi spaziali del continente rimangono iniziative governative. Anche queste faticano però a trovare finanziamenti.

Secondo l’AfSA, comunque, l’economia spaziale africana raggiungerà il valore di 22 miliardi di dollari entro il 2026. Cifra che salirà a 35 miliardi di dollari entro il 2030. Per sfruttare appieno questo potenziale però, l’Africa dovrebbe ampliare la propria capacità di lanciare satelliti, appannaggio al momento di una sola decina di paesi.

Uno dei paesi che sta investendo di più è il Kenya, eppure il suo budget spaziale totale si attesta a soli 3,61 milioni di dollari, un decimo di quanto l’ESA richiede per lo sviluppo e il lancio di una singola missione.

Va anche ricordato che questo paese possiede l’unica piattaforma di lancio missilistico marittima al mondo, la San Marco, situata al largo della costa di Malindi e costruita dal governo italiano nel 1962. Oggi il centro è utilizzato principalmente per la ricezione dati e il monitoraggio di satelliti.

Un altro paese che è all’avanguardia nel contesto africano è il Sudafrica, che ha 13 satelliti in orbita, più di qualsiasi altro paese africano. La sua agenzia spaziale, la South African National Space Agency (SANSA), è stata fondata nel 2010.

A dicembre 2024, l’ente ha lanciato un razzo suborbitale per misurare il campo magnetico terrestre da una nuova piattaforma di lancio presso il poligono di prova Denel Overberg ad Arniston, struttura per lo sviluppo di capacità di collaudo e lancio di razzi situata sulla costa della provincia meridionale di Western Cape.

La piattaforma servirà per futuri lanci satellitari e sarà messa a disposizione di altre nazioni. Pretoria è riuscita a gestire gli elevati costi delle attività spaziali attraverso partenariati pubblico-privati. Oltre al Sudafrica anche il Kenya sta valutando lo sviluppo di cosmodromi (o spazioporti) locali per facilitare i lanci che ad oggi non possono essere ancora gestiti in autonomia. Non è detto che in futuro – considerate le grandi aree desertiche e marine – il continente non possa ospitare un’infrastruttura comune per il lancio di satelliti.

Tornando a oggi, i paesi che dispongono di una struttura del genere sono 18. Ci sono i pionieri del campo come Egitto, Sudafrica, Nigeria, Kenya, Marocco e Algeria ma il settore è in crescita anche in Rwanda, Etiopia, Gabon, Senegal.

L’attenzione è dunque prevalentemente utilitaristica: migliorare la gestione agricola, rafforzare la sicurezza – i dati raccolti dai satelliti forniscono, per esempio, servizi per la sicurezza della navigazione aerea – e colmare le lacune di connettività e telecomunicazioni, piuttosto che concentrarsi sull’esplorazione con equipaggio. Tra i lanci degli ultimi anni figurano il satellite 1A di Gibuti, il PearlAfricaSat-1 dell’Uganda e lo ZimSat-1 dello Zimbabwe.

NewSpace Africa 2026 

Di tutto questo si è discusso a Libreville durante l’ultima edizione di NewSpace Africa. L’evento ha riunito oltre 200 aziende operanti nella produzione, nel lancio e nella commercializzazione di satelliti. Provenienti da 65 paesi, tutti i partecipanti hanno riconosciuto il notevole ritardo del continente in questo campo ma hanno anche sottolineato che si sta lavorando per colmare le lacune.

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