L'AFRICA DIETRO LE SBARRE – DOSSIER GIUGNO 2017

Poco applicate le misure che non prevedono il carcere. Per l’Associazione Antigone i condannati non devono essere discriminati nell’accesso alle sanzioni in considerazione del loro status. Percentualmente, sono i senegalesi a goderne maggiormente.

«Le misure alternative vengono attaccate da chi, nel dibattito pubblico, invoca la certezza della pena. Questo atteggiamento è figlio dell’idea che fuori dal carcere non c’è pena e, quindi, ogni alternativa al carcere configura una “fuga dalla pena”».

Pensiero di Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione dell’Associazione Antigone onlus, espresso il 10 aprile scorso in occasione di un convegno a Roma, dal titolo: Che fine hanno fatto gli Stati generali? Carceri e misure alternative: cosa si è fatto, cosa non si è fatto, cosa si poteva fare. L’Associazione Antigone onlus dal 1991 si occupa attivamente e sotto diversi profili dei diritti dei detenuti. Al centro del dibattito, il lavoro degli Stati generali dell’esecuzione penale che, proprio un anno prima, si era concluso lasciando sperare che le linee di azione prodotte dai 18 tavoli – coordinati dal Comitato di esperti e attivo sotto l’egida del ministero di grazia e giustizia – potesse trasformarsi in atti legislativi.

Il Tavolo 14 degli Stati generali (Esecuzione penale: esperienze comparative e regole internazionali), coordinato dal professor Francesco Viganò, ha individuato numerose criticità e delineato proposte di riforma alle cosiddette misure alternative alla detenzione. Queste, secondo la definizione fornita dal consiglio dei ministri d’Europa, cui si uniformano gli stati membri, sono quelle misure/sanzioni – dette anche di comunità – che mantengono il condannato nella comunità e implicano una certa restrizione della sua libertà, attraverso l’imposizione di condizioni e/o obblighi e che sono eseguite dagli organi previsti dalle norme in vigore. 

Solo strumento premiale

Sebbene siano numerosi gli studi, sia nazionali sia internazionali, che individuano nella pena detentiva quella che, allo stesso tempo, risulta economicamente più costosa e meno idonea a ridurre il rischio di recidiva, fino a oggi non sembra esservi stata una reale volontà politica di predisporre …

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Foto di Fabrizio Villa

Elaborazione dati di Stefano Daddi

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