Rapporto 2009 di Amnesty sulla pena di morte
Con Togo e Burundi si portano a 95 i paesi che nel mondo hanno rinunciato alla pena di morte. Un movimento sempre più ampio ha invece portato un numero crescente di paesi africani a sospendere di fatto le esecuzioni.

Nel 2009 sono state eseguite almeno 714 pene capitali in 18 paesi e condannate a morte almeno 2001 persone in 56 paesi. A dirlo è il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, relativo al 2009. I dati raccolti dall’organizzazione non tengono conto, però, delle migliaia di esecuzioni probabilmente avvenute in Cina, paese dove le informazioni sulla pena capitale rimangono un segreto di stato.

Oltre alla Cina, i paesi col più alto numero di esecuzioni sono risultati l’Iran (almeno 388), l’Iraq (almeno 120), l’Arabia Saudita (almeno 69) e gli Stati Uniti (52). Per quanto riguarda l’Africa del Nord sono state registrate esecuzioni in Egitto e in Libia. Mentre in Algeria, Marocco, Sahara Occidentale e Tunisia si è continuato a mantenere una moratoria sulle esecuzioni.

La più grande commutazione di massa, di cui Amnesty International abbia mai appreso, è stata disposta in Kenya, quando il governo ha annunciato che le condanne a morte di oltre 4000 prigionieri sarebbero state ridotte a pene detentive.

Lo studio denuncia infine un uso politico della pena morte, comminata spesso al termine di processi gravemente irregolari. In particolare, la pena capitale sarebbe utilizzata in modo sproporzionato contro poveri e minoranze etniche e religiose.

(L’intervista a Massimo Persotti, del coordinamento pena di morte della Sezione Italiana di Amnesty International, è stato estratto dal programma radiofonico Focus)