«Qualcosa mi blocca, mi si spezza dentro quando mi lascio la Guinea alle spalle. Mi sento liberato da un peso e, al tempo stesso, la realtà mi ripiomba addosso. Una tensione talmente forte che devo fermarmi. Fermo la moto sul bordo della strada e crollo afflosciandomi a terra».

Siamo nel 2015 e Alpha Kaba ha appena attraversato la frontiera che divide la Guinea dal Mali: ha dovuto lasciare il suo paese perché il suo governo non è tenero con chi di mestiere fa informazione. Il presidente Alpha Condé allora eletto per la seconda volta, si è poi ripresentato per la terza volta lo scorso anno, aggirando la Costituzione…

Il libro è la cronaca delle ragioni che hanno indotto l’autore a lasciare il suo paese a 27 anni e a tentare di arrivare in Europa. E la Libia per lui come per tanti è un passaggio obbligato: va a finire in un campo gestito da milizie, a fare lo schiavo. E reagisce così: «Non siamo liberi di muoverci, ma alla sottomissione e alla violenza contrapponiamo la bontà e l’amore. Non ho mai amato così tanto “l’altro” come in questi giorni al campo».

È utile che l’opinione pubblica abbia una testimonianza in più su quello che è accaduto e accade ai migranti in Libia, ma sono altrettanto significative le pagine iniziali in cui Kaba racconta le tappe essenziali della sua giovane vita e l’ambiente familiare e sociale in cui è cresciuto. Oggi, dopo essere stato accolto in Francia come rifugiato politico (impresa tutt’altro che semplice), vive a Bordeaux dove continua a fare il giornalista.

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