Nel mondo, una persona su quattro che vive in condizione di schiavitù e sfruttamento è minorenne. Tra bambine, bambini e adolescenti stiamo parlando di 12,3 milioni di persone: circa 9 milioni vittime di matrimoni forzati, 3,2 milioni divisi tra sfruttamento sessuale (1,6 milioni), sfruttamento lavorativo o attività illecite (1,3 milioni) e lavori forzati imposti dalle autorità statali (320mila).
La maggior parte sono ragazze (il 57%) che nel 60% dei casi sono sfruttate sessualmente, i ragazzi invece sono soprattutto vittime di situazioni di lavoro forzato (il 45%). I luoghi che registrano la più alta percentuale di schiavitù minorile, sono l’America centrale e i Caraibi.
Qui, più di 3 vittime su 5, tra quelle rilevate dal dossier Piccoli schiavi invisibili realizzato da Save the Children, sono sotto i 18 anni (67%). A seguire America centrale e Caraibi, sono l’Africa subsahariana e gli stati del Nord Africa che registrano, rispettivamente, il 61% e il 60% dei minori tra le vittime di tratta.
Il report dedicato allo sfruttamento minorile, pubblicato in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio, è arrivato alla sua quindicesima edizione, aggiornando un fenomeno sempre più emergenziale che coinvolge infanzia e adolescenza. Un fenomeno in continua crescita: nel dossier si parla di un + 31% rispetto ai dati di sei anni fa.
La crescita avviene anche “grazie” alle tecnologie, l’uso di piattaforme online, dei social, delle app di messaggistica che favoriscono il reclutamento e l’adescamento delle vittime. I passaggi sono diventati sempre più rapidi, così come è diventata più facile la gestione della logistica, dei pagamenti e del traffico dei profitti illeciti.